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Si è tenuto a Roma, nel teatro GOLDEN,  dal 24 al 29 settembre 2013, il Roma Web Fest., Per la miglior Web Serie, ha vinto Stuck;  per la Miglior opera italiana, ha vinto Le cose brutte; per il Miglior Fashion Film, Prada wears the Devil.

Le locandine del Roma Web Fest portavano due sottotitoli, uno era “Il primo festival italiano delle web series”, l’altro, il più diffuso,  “Il cinema ai tempi del web”. Nonostante tra i patrocinatori ci fosse anche RAI Fiction, oltre agli istituzionali Regione Lazio, Roma Capitale, Ministero dei Beni culturali, la maggior parte degli sponsor veniva effettivamente dal cinema:  ANICA,  Roma & Lazio Film Commission, AGIS, ANEC, ANEM, AGISCUOLA.
E di cinema, di rapporti col cinema si è parlato assai più che dei rapporti tra web e televisione. Per noi che, ormai, siamo abituati a fruire dei prodotti televisivi direttamente sullo schermo dei nostri computer, attraverso la rete, che cerchiamo nelle web series la televisione che verrà, fa uno strano effetto  leggere che “Il Roma Web Fest vuole promuovere un nuovo modello di raccordo tra mercato cinematografico tradizionale da un lato, nuovi autori e giovani produzioni che utilizzano il web come canale produttivo e distributivo, dall’altro.”

Abbiamo rivolto alcune domande a  Janet De Nardis, direttore artistico del Roma Web Fest.

Janet De Nardis, prima di tutto una breve presentazione personale.

Ciao a tutti, ho 35 anni e quando mi fermo a riflettere constato che ho alle spalle un percorso di vita singolare. Nasco in Canada, da mamma peruviana e papà italiano. Cresco in Ciociaria, dove imparo ad amare il buon cibo, e a diciotto anni arrivo a Roma per studiare giurisprudenza, ma finisco per laurearmi in architettura. Da sempre impegnata a teatro, prendo il tesserino di giornalista pubblicista e a vent’anni inizio a cantare con un gruppo pop di sole donne, le “Finger Prints”. Incidiamo un singolo (When I fall in love  https://www.youtube.com/watch?v=TN7dE5ZhsH0), cantiamo nelle tournèe europee della Coca Cola e ai Mondiali del 2002 in Giappone a Casa Italia.

Dopo qualche esperienza come presentatrice su Sky, nel 2003 sono diventata la Signorina Buonasera di RAI DUE. Da lì un lungo percorso come presentatrice e autrice che tra mille altre avventure mi ha portato a ideare il Roma Web Fest.

Come e quando è nata l’esigenza di un festival dedicato alle web-series?

Dopo essere stata ospite di tanti festival cinematografici nel mondo, osservando alcuni produttori che a Toronto acquistavano storie per il cinema, guardando web serie presentate da giovani filmmaker, ho capito che qualcosa stava cambiando. Poi, in Italia, mi sono imbattuta in varie produzioni di queste nuovissime web serie e ho iniziato a guardarle. Me ne sono innamorata! Ho capito che attraverso questa forma libera di espressione sarebbero potuti nascere i talenti del futuro, ho visto finalmente creatività, emozione, passione. Anche se molti prodotti sono di scarsissima qualità, spesso in loro albergano intuizioni geniali, oltre al fatto che qualche volta ci si imbatte in prodotti bellissimi come Stuck, Lost in google, Le cose Brutte o meglio ancora la nuova web serie di Riccardo milanesi Vera Bes o l’ultima fatica dei Licaoni, per non parlare dell’altissima qualità dei prodotti dei Soma o della Buoncostume!

Da quando ho capito il valore artistico delle web serie ho fortemente desiderato di realizzare una vetrina che permettesse alle eccellenze di essere notate e ho proposto ad un caro amico, per cui nutro grande stima, Maximiliano Gigliucci (l’attuale Direttore Generale del festival), di costruire con me il Roma Web Fest. Lui ha accettato e da allora non ci siamo più fermati!

Roma è la sede giusta? Nel senso: gli autori delle web series italiani sono in maggioranza romani, cioè risiedono a Roma come la maggioranza degli autori di cinema, fiction ecc? Il parco creativo dell’audiovisivo e quello del web abitano negli stessi luoghi, si mischiano, si appartengono?

No, anche questa è una rivoluzione. Le web serie nascono e crescono in ogni luogo d’Italia, specialmente al sud!

C’è fermento e fame di farsi conoscere, di dire “la propria”.

Credo che le web serie possano essere un grande incentivo per le produzioni locali, per dare opportunità ai giovani creativi.

Ovviamente Roma è e spero che sempre di più, possa essere il centro di incontro di tutti i filmmaker d’Italia e magari anche stranieri. Roma è un luogo magico e vedo nelle web serie il punto di partenza per cominciare nuovamente a parlare di Cinema. Io vedo Roma come un grande set a cielo aperto in cui tutto è possibile, proprio come nei sogni dei ragazzi che ho avuto modo di conoscere in questo splendido anno di lavoro per il festival.

Dacci un po’ di numeri: partecipazione autori, pubblico, ecc.

Abbiamo avuto in 3 giorni circa 4.000 visitatori, 70 relatori, circa 200 ospiti VIP  e non so quantificare quanti filmmaker.

Considerato che siamo alla prima edizione, senza avere avuto sovvenzioni, credo che possiamo ritenerci soddisfatti, soprattutto per la qualità di quello che abbiamo fatto, creando l’opportunità di scambio tra Filmmaker e le persone più importanti in Italia del settore audiovisivo. Senza considerare tutto il lavoro fatto con l’estero e la presenza nelle tre giornate dei direttori atistici di Los Angeles, Marsiglia e Vancouver.

La conquista più grande l’abbiamo ottenuta grazie al lavoro fatto con la Regione Lazio, la quale ha inserito attraverso un emendamento le web series nella legge sull’audiovisivo, prevedendone così il sostegno economico.

 

Vi siete chiesti durante il festival se esiste un linguaggio web delle serie. Avete trovato una risposta?

E’ stata la principale domanda a cui molti hanno provato a rispondere, ma la verità è che un linguaggio codificato non esiste e probabilmente non esisterà mai. Questa è la bellezza del fenomeno, la libertà, l’irregolarità, la commistione di generi, la capacità di essere crossmediale. Altra cosa è dire che sicuramente esistono delle caratteristiche tipiche delle web serie. Essendo un prodotto web nativo deve avere un ritmo veloce, deve ovviamente essere seriale e breve, ma esistono sempre le eccezioni del caso.

A che punto è l’Italia, nel panorama europeo, come creatore di web series?

Incredibilmente l’Italia è davvero in vantaggio rispetto alla maggior parte del resto dell’Europa, eccetto che in Francia dove c’è molta attenzione anche da parte dello Stato per questo nuovo modo di fare cinema.

Per una volta possiamo dire che siamo tra i primi e la sfida è quella di diventare I Primi in assoluto. In un anno di lavoro abbiamo visto cambiamenti incredibili. Quando inizialmente bussavamo alle porte dell’Anica, del Mibac e degli altri referenti del cinema italiano, ci guardavano con sospetto… pensavano che il web fosse un pericolo per cinema e tv. Poi tutti hanno compreso che non si può ignorare che il modo di esprimersi e creare cambia, ma la sostanza resta. E poi certe cose non moriranno mai. Il teatro esiste da sempre e sempre esisterà, proprio come chiunque racconta storie attraverso le immagini avrà piacere nel vedere il frutto del proprio lavoro su un grande schermo.

Nei giorni di proiezione si sono evidenziate differenze tra le serie italiane e le europee? Se si, quali?

 

Le web serie italiane sono di ottima qualità. Rispetto alla media europea non abbiamo nulla da invidiare. Differenze notevoli invece esistono con gli Stati Uniti dove la produzione di web serie di altissima qualità è notevole e le star hollywoodiane sono sempre più appassionate del genere.

 

Alcune serie italiane sono girate in inglese. Sarà una necessità del web abbandonare la lingua italiana?

Credo che il web lasci l’opportunità di coltivare più prodotti. Considero il web molto territoriale. E’ spesso espressione di esigenze localizzate, ma allo stesso tempo consente di andare oltre i nostri confini. Finalmente anche gli italiani inizieranno a parlare e a capire l’inglese! Non ci rendiamo conto di quanto sia importante sapere comunicare e parlare una lingua unica con tutto il resto di questo vasto mondo. Altra cosa è la tutela della propria identità che dovrà sempre andare di pari passo alla capacità di essere “universali”. Quindi nessuna rinuncia, è un po’ come con gli amici: non si sostituiscono mai, al massimo se ne acquisiscono di nuovi.

Dopo l’esperienza vissuta con le proiezioni, quali sono i criteri che fanno risultare più gradita una serie per il web?

 

L’equilibrio tra l’irriverenza del prodotto e il rispetto di chi ascolta e osserva. La capacità di non essere banali e scontati e la maturità di chi non deve “strafare” necessariamente.

Parliamo di scrittura, che è il nostro settore di interesse. Mettiamo sulla linea di partenza copione (meditato) e improvvisazione. Chi arriva prima al traguardo?

Per me la scrittura deve essere sempre meditata, frutto di un grande lavoro. La qualità si ottiene con il tempo e il ragionamento.

 

Parliamo di soldi. Avete organizzato pitch con produttori e Lazio film commission. Stessa domanda degli autori: abitano tutti a Roma, sono gli stessi che fanno cinema e tv?

 

Ovviamente le produzioni cinematografiche e televisive sono per lo più a Roma, ma c’erano anche rappresentanze di Milano. Abbiamo avuto i rappresentanti delle più importanti realtà italiane: Cattleya, Rodeo Drive, Rai Fiction, Devon Cinematografica, Publispei, Lux Vide, Inside Production, Lotus Production, Magnolia ecc.. Insomma il Cinema e l’audiovisivo in generale ama la Capitale, anche perché un luogo di incontro deve esserci, ma la creazione nasce  dovunque.

A proposito dei pitch, quali riscontri avete avuto sia dagli autori che dai produttori e dalla film Commission?

La Lazio Film Commission non partecipava ai pitch (non essendo una produzione), ma ci ha supportato in tutto il progetto creandoci l’opportunità di parlare con chi poteva essere di aiuto al nostro festival e consigliandoci nelle scelte. I produttori dei Pitch sono rimasti entusiasti dei progetti che avevamo selezionato durante l’anno, ma ovviamente ci sono stati alcuni progetti particolarmente amati rispetto agli altri.

I filmmaker ancora ci telefonano per ringraziarci di un’opportunità unica. Siamo stati sommersi dalle mail di apprezzamento e ringraziamento e non nascondo che a volta ci siamo emozionati.

Chi investe sul web lo fa per promozione o perché già ottiene ricavi interessanti?

Chi fino ad oggi ha investito sul web lo ha fatto perché lo riteneva una vetrina unica nel suo genere, ma i ricavi sono sempre stati bassi, mentre oggi il panorama sta mutando e alcune realtà guadagnano dalle inserzioni web e dagli investimenti fatti ad Hoc su alcune operazioni web da parte dei brand. Caso simbolico è la “mamma imperfetta” che ha permesso a Corriere.it di avere dei ricavi interessanti.

E’ appena stato ufficializzato il bando del premio Solinas per web-series, che limita per questo anno i soggetti presentati ad un solo genere (la commedia). Ritieni che sia una scelta lungimirante e adeguata al medium cui è rivolta?

Abbiamo avuto il piacere di ospitare la conferenza stampa del Solinas in merito a quest’apertura alle web serie. Definirei la scelta fatta, come una scelta semplice, ma appropriata. Ovviamente il genere commedia è quello che riguarda la stragrande maggioranza delle produzioni web in Italia, e lo stesso vale per Paesi come la Francia, mentre in America si spazia alla ricerca di mondi totalmente differenti.

Il premio Solinas (il premio di più alta qualità in tema di sceneggiatura), probabilmente in questo primo anno ha fatto delle scelte legate anche al suo partner: Rai Fiction che deve tenere conto dell’audience, del mercato, del pubblico.

Per il tipo di lavoro che svolgono probabilmente in questa prima edizione si tratta di una scelta sensata, mentre il lavoro che abbiamo fatto noi con il Roma Web Fest è di più ampio respiro. La nostra finalità è quella di creare un mercato che non esiste e di essere pionieri di una rinnovata creatività. Questo è possibile solo grazie all’apertura a tutti i generi, a tutte le soluzioni, ma come dicevo, si tratta di obiettivi diversi, come è giusto che sia.