Lunedì 18 giugno. Ore 11, Casa del Cinema.

A un anno dall’insediamento e dall’incontro programmatico con gli sceneggiatori, Cesarano fa il punto e indica la rotta.

Il Direttore della Fiction Mediaset, Daniele Cesarano, ha parlato in una sala gremita di iscritti WGI e 100Autori. In prima battuta ha voluto esprimere soddisfazione per la sua squadra di lavoro mossa da forte passione, notevole competenza e alta professionalità. Dopodiché ha espresso il desiderio di una collaborazione più stretta con gli autori nel tentativo di rafforzare la filiera del prodotto dall’idea alla sua realizzazione creando un circolo virtuoso che comprenda anche i produttori.

Subito dopo, il discorso si è spostato sul canale diretto via email tra Mediaset e gli autori italiani che un anno fa lui stesso ha attivato e che ha generato molta aspettativa tra gli autori. Dei 250 progetti circa che sono giunti alla struttura fiction, dopo attenta valutazione e pur tra qualche ritardo dovuto al numero ristretto dei componenti della direzione fiction (“Siamo una piccola squadra in fondo”, ha detto Cesarano), solo uno è stato contrattualizzato ed è passato ad una fase avanzata di sviluppo con la stesura della puntata pilota. Per via “ufficiale”, e cioè presentati in maniera canonica da parte dei produttori, invece sono giunti altri 150 progetti. Di questi circa una trentina sono in varie fasi di sviluppo.

Cesarano, riferendosi ancora ai 249 progetti arrivati via email alla sua struttura direttamente dagli autori – e respinti -, ha rivelato che la quasi totalità delle storie pervenutegli erano incentrate su racconti alla “This is us”, la serie americana che un anno prima lui aveva dichiarato essere un prodotto nel suo genere innovativo. Il punto, spiega Cesarano, è che molti hanno usato la particolare struttura narrativa, e cioè il multistrand temporale, ma ci hanno costruito su una storia non efficace. Molti altri progetti erano incentrati su una struttura tipica del nordic drama, una tipologia di prodotti di cui non è in cerca. Altre storie ancora erano incentrate sul modello “The Affair” ma raccontate con un linguaggio datato.

Cesarano ne ha approfittato per esprimere la delusione di non essere riuscito ad allocare completamente il budget a sua disposizione: i prodotti di qualità giunti sul suo tavolo sono stati meno rispetto ai soldi che gli era possibile spendere. Ha spiegato questo gap parlando della mancanza di idee originali, concept e storie. Ciò evidenzia una distanza incolmabile tra autore e consumatore del prodotto seriale. Su questo punto – la mancanza di storie originali e di un linguaggio moderno per raccontarle – ha detto di aver discusso anche con i produttori dell’APT che si sono detti totalmente d’accordo con lui. Cesarano ha spiegato che Mediaset non è, purtroppo, ancora in campo con un linguaggio seriale nuovo e chiede agli sceneggiatori un’idea di racconto specifico. Ha ribadito di essere un commissioner che non vuole sostituirsi ai produttori, ma i progetti che gli sono giunti via email fotografano la drammatica situazione attuale.

A oggi – ha continuato – sul mercato sono presenti una decina circa di scrittori considerati “forti” e affidabili, con cui però è difficile lavorare perché impegnati giustamente su molti fronti e diverse produzioni. Purtroppo il mercato si è contratto: si guadagna meno e si è costretti a lavorare di più. Con un certo imbarazzo, ha espresso quindi l’augurio dell’ingresso di nuovi sceneggiatori sul mercato: quelli attualmente in circolazione non sono sufficienti o quantomeno le loro idee non sono ritenute interessanti. Agli sceneggiatori presenti ha spiegato questo punto dicendo chiaramente: “Le vostre aspirazioni nel voler raccontare storie non coincidono con le nostre”. Ha ribadito quindi ancora che Mediaset non trova “prodotto” valido e si ritrova nella strana situazione di non potere produrre abbastanza fiction.

Ecco perché, ha precisato, anche se aveva detto che non avrebbe mai usato i format – perché secondo lui sono un meccanismo produttivo dannoso per gli autori – quest’anno si è visto costretto a commissionarne uno basato sulla serie inglese “Liar”, andata in onda sul canale commerciale ITV. La serie è un thriller che pur trasmesso su una generalista ha un punto di vista nuovo, significativo, un costo ragionevole, è linguisticamente interessante ed è molto centrato.

Cesarano, a questo punto, ha ammesso quanto secondo lui sia difficile scrivere per la tv free e quanto, invece, sia più semplice farlo per i cable o le piattaforme. Queste ultime realtà, infatti, hanno un pubblico più colto e targetizzato, possono diversificare di molto i prodotti, hanno più soldi e il loro production value è più alto. Ecco spiegato, continua Cesarano, il problema che sta vivendo la tv generalista in tutto il mondo: i talenti autoriali trasmigrano sulle piattaforme per trovare più corrispondenza al loro talento.

Gli sceneggiatori sono intervenuti chiedendo quale sia la tipologia di prodotto di cui Mediaset ad oggi è in cerca. Cesarano ha ribadito che la linea editoriale è la stessa di un anno prima: “Portatemi quello che non so. E aggiungo oggi, che può andare su un network free”. Cesarano ha sottolineato ancora una volta che Mediaset è in cerca di storie “nuove” ma è come se gli autori italiani non conoscano più il loro pubblico generalista: questa asincronia ha determinato ad oggi per Mediaset dei buchi di palinsesto.

Gli sceneggiatori hanno domandato se il canale e-mail sia ancora aperto e, se sì, cosa la sua struttura si aspetta di leggere: concept di poche pagine composti da logline, schede dei personaggi e un’idea di trama o qualcosa di più strutturato? Forse una standardizzazione sarebbe auspicabile per evitare di sviluppare troppo un’idea e vedersela bocciata. Cesarano ha risposto che il canale e-mail è ancora valido e che la modalità in cui gli sono stati presentati i 250 progetti era più che sufficiente, specificando che lui non ha alcun interesse per i moodboard e che tutto dipende sempre dal tipo di serie che l’autore propone: se è verticale, orizzontale o gialla, etc. Ma in linea di massima un concept composto da logline, schede dei personaggi, punti di forza e un abbozzo di trama va più che bene.

Cesarano è passato poi ad illustrare lo stato del mercato della fiction in Italia. Nel 2008 si produceva fiction per un monte di circa 1.000 ore per una spesa di circa € 500.000.000: a produrre erano in pratica solo rai e Mediaset. Oggi, a 10 anni di distanza e nonostante l’ingresso in Italia di nuovi player, ovvero le piattaforme Video On Demand, la cifra allocata per la produzione di fiction si è contratta di quasi la metà. Attualmente si produce fiction per € 300.000.000 e il 70% di questa cifra è rappresentata comunque da Rai e Mediaset, ovvero la tv generalista. Da qui ad almeno i prossimi due anni la situazione non è destinata a cambiare. A fronte di questa situazione, i cui fattori sono molteplici, Cesarano ribadisce di non trovare prodotto per qualità, tipologia e quantità.

Cesarano ha affrontato il tema del pubblico Mediaset che viene creduto residuale e invece secondo lui non lo è affatto, visto che non sta decrescendo e ha fame di fiction. Dei grandi successi della stagione appena conclusasi i titoli più di richiamo sono stati “L’isola di Arturo”, “Rosy Abate” e “Immaturi”. Il caso di “Immaturi” è quello che Cesarano considera come rivelatorio dell’esistenza di un pubblico Mediaset specifico capace di aggregarsi intorno ad un prodotto di ottima fattura con un’idea originale alla base. La prima puntata della serie ha richiamato molti spettatori; sul fatto che poi gli ascolti non si siano mantenuti allo stesso livello la rete farà le sue riflessioni, ma ciò che importa è che la chiamata c’è stata e il pubblico ha risposto. Quello è il pubblico generalista che Mediaset ha interesse ad attrarre.

Cesarano ha riferito delle serie attualmente in sviluppo per Mediaset dopo questo primo anno di lavoro: uno spy, un medical, un crime, un family, una comedy. Nessun teen visto che Italia 1 non ha al momento un budget allocato per la produzione di fiction. Cesarano ha fatto notare che manca il melò. Ha precisato che lui considera il multistrand derivato dalla soap come un ciclo finito. Ma nonostante ciò, il genere melò gli interessa, eccome. Eppure, nonostante lui ne sia in cerca, tra i progetti che gli sono stati proposti non ce n’è stato nessuno in grado di innovare o avere una sua voce specifica: “Non è ancora arrivato il 2.0 nel melò italiano”, ha detto.

Per quanto riguarda il futuro, Cesarano ha spiegato che Mediaset – se il sistema attualmente in essere, che dipende in toto dal successo di pubblico e dalla qualità delle proposte, si manterrà tale – aumenterà certamente i volumi produttivi, pur senza aumentare il budget. Non ha voluto specificare cifre, limitandosi ad affermare che sono meno di quelle spese dalla Rai, ma non così distanti. Canale 5 sarà sempre la rete dedicata alla fiction, il prime time è lo slot dedicato e gli episodi saranno sempre e solo da 50 minuti.

Il futuro della generalista, continua Cesarano, è composto principalmente da tre scenari: Serie Evento, Serie Local e Serie Glocal.

1) Di serie Evento Mediaset ne ha in sviluppo una, quindi non ne cerca altre. Questa tipologia di racconto è basata su un brand (un romanzo di enorme successo a livello mondiale, ad esempio) e pesca fino al 60% del suo budget all’estero tramite coproduzione, ciò rende possibile un costo per puntata fino al 60-70% del budget normalmente a disposizione di Mediaset. La rete, ha spiegato Cesarano, è indietro su questa specifica tipologia di racconti e si sta attrezzando.  Ma questo non è il tipo di progetto che possa venire direttamente da uno sceneggiatore.

2) Quindi, è passato ad illustrare il concetto di serie Local. Esse rappresentano il vero core business di Mediaset e delle generaliste. Il budget è totalmente fornito da Mediaset e in parte basato sul tax credit. È una tipologia di prodotto il cui ciclo di vita sul lungo periodo non è importante, perché deve essere soprattutto sostenibile economicamente sul breve periodo. Le serie Local possono spaziare in qualunque genere, compreso romance e avventura (a esclusione dell’horror, a quanto si è capito). Cesarano si è concesso una digressione a proposito di una serie di grande successo del passato, “Elisa di Rivombrosa”: un prodotto Local, che ha unito romance e avventura, che drammaturgicamente potrebbe interessargli, ma che produttivamente oggi ritiene difficile da concretizzare. I costi sono aumentati e mantenere lo standard value è più arduo. Cesarano ha rivelato che le serie romance e avventura pervenutegli dimostrano che gli autori non avevano una percezione industriale odierna. Quindi è tornato a parlare delle serie Local in sviluppo, circa trenta, lamentandosi dell’esiguo numero: industrialmente non è un tasso sostenibile sul lungo periodo. Pertanto ha insistito sulla ricerca di nuovo prodotto che possa aumentare i progetti in sviluppo e ampliare così il margine di rate di morte delle serie in sviluppo.  Delle serie Local che ha attivato ha citato uno spy tipo il francese “Le Bureau des Legends”, un family comedy tipo “I Cesaroni”, un drama (“Liar”) e, infine, diverse serie a personaggio unico (un medical, un poliziesco, un court drama). Cesarano ha espresso una predilezione da parte della tv free di serie verticali: eroi unici e casi di puntata. A proposito di questi ultimi ha espresso rammarico per come vengono congegnati di solito: mera appendice della linea romantica. Finora Mediaset ha cercato serie chiuse anche da 6-8 episodi, ma ha deciso di chiudere nel breve periodo questa linea di prodotto. Si passerà presto ad una richiesta di serie da 10-12 episodi da 50 minuti aperte a successive stagioni. Per quanto riguarda Tv Movie o miniserie, non c’è nessun interesse da parte della rete. Cesarano ha sostenuto di voler differenziare quanto più possibile le serie local in sviluppo: “non voglio aumentare gli investimenti, ma la creatività”.

3) La terza tipologia è rappresentata dalle serie Glocal. Cesarano ha spiegato come questo prodotto consenta di allocare un 30% in più a episodio rispetto alle serie Local e cioè fino a € 1.200.000/1.400.000 per puntata. Il surplus è garantito da una coproduzione in cui però la parte italiana resta in controllo. Normalmente un investitore straniero spende il 20% del costo della produzione di una serie per avere i diritti per il suo paese. Perché un investitore compartecipi a livello iniziale nel progetto deve trovarsi di fronte ad un’eccellente qualità della scrittura. Il principio è che una serie Glocal dovrebbe essere appetibile sia sui canali free che sulle piattaforme. Mediaset ha in sviluppo due progetti Glocal. Il primo è un crime, ambientato in Calabria e scritto da due sceneggiatori inglesi, raccontato in maniera tanto particolare da renderlo appetibile per l’estero: “ha un linguaggio europeo”. La seconda serie in sviluppo è un period ambientato in Sicilia: ha un impianto classico, “ma ha una scrittura Hip Hop”.

Un caso di studio proposto da Cesarano è “La casa di Carta”, pensato, scritto, prodotto e andato in onda su un canale free, ma senza grande successo. Netflix lo acquista, lo rimonta (dai 70 minuti a puntata lo porta a circa 50) e ne decreta il successo facendone una serie binge watching. Cesarano gli preferisce una serie come “Liar”, però, perché fa intrattenimento e aggancia il pubblico senza diventare “tossica” con un meccanismo alla “24”.

Esiste poi, ha concluso l’excursus Cesarano, una categoria di prodotti garantita da investimenti solo stranieri. Ha quantificato la cifra in circa € 70-80.000.000 annui, ma la parte destinata agli autori italiani è comunque contenuta e, inoltre, i nomi di autori italiani capaci di aggregare budget all’estero sono pochissimi.
Nella parte finale dell’incontro Cesarano ha espresso di nuovo il rammarico per un mercato autoriale asfittico, anche se ha ammesso che per un broadcaster è fisiologico finire per appoggiarsi sempre agli stessi sceneggiatori: c’è sempre poco tempo e troppa fretta. Un gruppo di scrittori sicuro è la soluzione più facile. Per affrontare questa problematica in maniera programmatica, ha chiuso l’incontro parlando dell’aspirazione alla creazione di una scuola specialistica – di riqualificazione, e non di base – per sceneggiatura da parte dei network, in grado di formare nuove leve autoriali italiane.

Board WGI

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