Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post dal titolo Carne di porco sugli inopinati tagli alla fiction “Una Buona Stagione” legati alla “vicenda Marescotti”.

In questo post facevamo una previsione sull’immediato futuro, ossia sul fatto che avremmo ricevuto una lettera a firma di una parte degli autori della serie che smentiva categoricamente quanto affermavamo.

La lettera è arrivata e la pubblichiamo integralmente in attesa comunque della risposta della Rai, che è quella che più ci interessa.

Riguardo ai comunicati stampa diramati nei giorni 29 e 30 aprile dalla Writers Guild Italia e da altre sigle di rappresentanza degli autori che, prendendo come spunto il taglio del personaggio di Neri nella Fiction di Rai Uno “Una Buona stagione” lamentavano il fatto che, sovente, venga calpestato il diritto d’autore, pur essendo solidali con la sempre presente esigenza di maggiore valorizzazione e tutela del nostro lavoro di ideatori e realizzatori di storie, ci teniamo a precisare che:

– Noi autori siamo stati contattati e direttamente coinvolti nel processo di “riscrittura in montaggio” delle puntate 4, 5 e 6 sulle quali i tagli sarebbero ricaduti.

– I tagli sono stati materialmente effettuati da uno dei due registi della serie, Fabio Jephcott con il beneplacito di Gianni Lepre, l’altro regista.

– I registi, il regista di seconda unità, Antonio Silvestre, il capo scrittura Valerio d’Annunzio, Stefano Voltaggio e Stefania Bertola rispettivamente sceneggiatore e sceneggiatrice e co-autrice del soggetto di serie e, infine, Maurizio De Angelis, l’autore delle musiche, sono stati avvertiti ed erano a conoscenza di quanto di lì a breve sarebbe accaduto.

Sono sette autori sui nove presenti nei crediti. Chi manca all’appello? Mancano altri due sceneggiatori. Questi ultimi, tuttavia, fra il dicembre 2011 ed il gennaio 2012, hanno firmato accordi transattivi con la produzione abbandonando la serie molto prima che questa fosse girata, uscendo di fatto dagli aspetti creativi del progetto e conservandone, com’è giusto, solo la formale titolarità del diritto.

Sono dunque inevitabilmente molte le scelte creative che questi due autori non hanno condiviso né conosciuto e sulle quali non hanno mai addotto, giustamente, alcuna pretesa per il semplice fatto che essi hanno cessato di partecipare al lavoro di scrittura molto prima che questo raggiungesse la fase dello sviluppo e dell’approvazione finale delle sceneggiature.

Tutti noi riconosciamo che il diritto d’autore dev’essere rispettato e che la “finitezza” del prodotto, la sua integrità morale e materiale, sia alla base del patto che si stabilisce fra tutti gli aventi causa della produzione di un progetto.

Al di là del condivisibile intento, tuttavia, ci preme sottolineare che, nello specifico, i fatti dati per assodati tanto nel comunicato stampa quanto nella lettera aperta ai dirigenti Rai, semplicemente non rispondono al vero. Ribadiamo che gli autori sono stati informati e, vista la necessità di intervenire sul materiale, hanno partecipato direttamente al processo di riscrittura in montaggio cercando di apportare le modifiche al meglio delle loro possibilità. Va inoltre sottolineato che tutto ciò prescinde dal merito della questione, come le stesse sigle sindacali ricordano, sull’applicazione della Legge sulla Par Conditio, che attiene ad aspetti di carattere legale di competenza Rai e non a quelli di carattere autoriale dei quali si sta parlando.

Concludiamo segnalando che, in futuro, prima di dare per certi e avvenuti fatti che certi non sono, sarebbe quanto meno auspicabile informarsi e chiedere come siano andate realmente le cose.

Una telefonata ad uno qualsiasi degli autori sarebbe, infatti, stata sufficiente a evitare sgradevoli e palesi imprecisioni che, a nostro avviso, vanno a offuscare e inficiare le buone intenzioni di fondo delle iniziativa presa dalla WGI e dalle altre sigle.

Gli autori di “Una Buona Stagione”, in ordine alfabetico

Stefania Bertola, Valerio D’Annunzio, Maurizio De Angelis, Fabio Jephcott, Gianni Lepre, Antonio Silvestre, Stefano Voltaggio

Nel pieno rispetto della rappresentazione ufficiale dell’accaduto dei nostri colleghi, al netto delle telefonate intercorse e poi smentite, ricordiamo a tutti che la legge sul Diritto d’Autore garantisce il diritto inalienabile della paternità dell’opera a tutti gli autori che vi hanno partecipato (nella fattispecie i due autori a cui si fa riferimento nella lettera sono co-autori del soggetto di serie). Questo aspetto della legge, smentito in un passaggio nel quale si sottolinea “l’estraneità” dei due colleghi che hanno transato ben prima dei tagli operati, e che per questa ragione non sarebbero stati contattati in quanto tenutari solo di una non meglio specificata “formale titolarità del diritto”, evidenzia quanto la consuetudine di considerare gli scrittori meri esecutori di un mandato da parte di terzi sia ormai divenuto sentire comune persino da parte degli autori stessi. Neanche fossimo in regime di copyright.

Ci chiediamo: la legge sul Diritto D’Autore va riformata o semplicemente applicata?