Norskov

Siamo molto contenti di presentare Dunja Gry Jensen creatrice della serie tv danese Norskov.

Dunja  scrive da circa vent’anni per la televisione e il cinema danese, affrontando diversi generi dalla commedia al crime. Prima di “Norskov” è stata head-writer della serie “Sommer”, la storia di una famiglia scombussolata dalla diagnosi di Alzheimer per uno dei parenti.

Dunja sarà la protagoniste della Masterclass dal titolo “How Characters mirror social theme /Il personaggio specchio dei temi sociali”   organizzata da Writers Guild Italia all’interno del Nordic Film Fest che si svolgerà il 23 aprile 2016, alle ore 9.30 presso la Sala Kodak della Casa del Cinema. (occorre prenotarsi a eventi@writersguilditalia.it)

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Dunja è un piacere averti con noi. Come prima domanda ti chiederei come si è sviluppato il tuo percorso professionale, come sei arrivata alla scrittura?

Ho studiato alla Danish Film School dal 1994 al ’96 e mi sono diplomata nel pieno dell’esplosione del Dogma. I miei insegnanti sono stati i leggendari Mogens Rukow e Lars Kjeldgaard, una grande fonte di ispirazione, che ora sono scomparsi. Un paio d’anni dopo il diploma ho iniziato a scrivere episodi per una nota serie tv Taxa, una pietra miliare del tv-drama danese. Ho scritto anche lungometraggi per il cinema, corti, documentari e anche radio drammi. Ma adoro scrivere le serie tv.

Puoi parlarci di Norskov?

Norskov è un rude porto di provincia nel nord della Danimarca. La serie rappresenta la gente di Norskov, le classi sociali più alte e più basse, le loro relazioni, le loro battagli e i loro crimini. Nella prima stagione seguiamo Tom Noack, un ufficiale di polizia, che è tornato a Norfolk dopo molti anni, per combattere il traffico di droga. Da subito Noak è coinvolto a livello personale. Al centro della storia ci sono i vecchi amici e la famiglia di Tom e un giovane giocatore di hockey, che viene ingiustamente accusato di spaccio di cocaina.

Qual è il tema morale di Norskov?

Non lo definirei un tema morale.

Ma c’è una premessa generale che siamo tutti interconnessi e qualunque cosa uno faccia influenza anche la società che lo circonda.

Come si è sviluppato il processo di scrittura di Norskov? L’idea è venuta da te o c’è stata una richiesta da parte del network o del produttore?

La rete mi ha chiesto un’idea per una serie poliziesca. C’erano tre elementi chiave: il crimine, la provincia e un poliziotto maschio. Volevo che la serie fosse più un drama che un crime e più sulla struttura sociale di una piccola città di provincia e sulla polizia come parte di questa società, piuttosto che un giallo nel senso stretto del who-dunnit. Nella fase di ricerca mi sono innamorata di una vera cittadina nel nord della Danimarca, Frederikshavn. La realtà di questo posto ha ispirato molto il mio lavoro. E alla fine abbiamo girato tutta la serie in questa location ed è stata la prima volta nella storia delle serie tv danesi.

Come è stato finanziato il progetto e tu sei stata coinvolta in questa fase?

Norskov è una coproduzione tra investimenti internazionali e fondi del Danish Film Institute (DFI). Non sono stata proprio coinvolta nel finanziamento, ma naturalmente ho scritto dei materiali di presentazione per le applications e ho partecipato a qualche riunione. Soprattutto il DFI è molto attento a incontrare i creativi e ho scoperto che anche molti dei finanziatori internazionali sono interessati a incontrare i creativi. Alla fine mi è piaciuta questa fase, più di quello che mi sarei aspettata.

Hai dovuto fare dei cambiamenti nella scrittura per motivi produttivi?

No, non ho dovuto cambiare nulla per il budget. Ma dato che abbiamo girato tutto in location a Frederikshavn, ho dovuto fare delle modifiche per motivi pratici. Per esempio a seconda delle case private dove abbiamo avuto i permessi per girare, cose così. La maggior parte dei cambiamenti sono stati delle migliorie, dato che il reparto scenografia cercava sempre di ottenere il meglio dalle possibilità che avevamo.

Come è strutturata la serie, in quanti episodi?

La prima stagione è di dieci episodi di 42 minuti. Ogni episodio è strutturato in quattro atti, così come l’intera stagione che segue i quattro blocchi della produzione (2, 3, 3, 2 episodi).

Qual è stato il tuo ruolo professionale (creatore, showrunner, head-writer) e come è stata gestita la scrittura, c’era una writers’ room?

Io sono creatrice e head-writer. Sono anche lo showrunner nel senso che fa parte del mio ruolo essere in contatto con i registi e gli altri reparti creativi e curare la visione generale della serie. Non ero presente sul set, ma ho seguito il montaggio e ho partecipato al dialogo tra registi, produttori e la rete fino alla chiusura finale del progetto.

Lavoro in una writers’ room con di solito due sceneggiatori di puntata e un assistente e ricercatore oltre a me. Gli sceneggiatori di puntata sono impegnati a fare le scalette dei reciproci episodi, dato che di solito lavoriamo su blocchi di tre episodi per volta. Sulla mia serie precedente Sommer c’era anche uno story editor presente che ha funzionato molto bene.

Qual è il target di Norskov e dove è andata in onda? Puoi darci un quadro della televisione danese? Quante reti sono pubbliche e quante private, quante free e quante pay?

Ci sono due canali principali che producono serie. DR1 che è anche uno studio di produzione e fino a poco tempo fa era l’unico grosso canale che produceva serie. DR1 ha fatto serie come Borgen, The Killing, Unit One e molte altre e ha coprodotto The Bridge. Recentemente TV2, che inizialmente era pubblica, ma ora è una rete commerciale, ha iniziato a sfidare il monopolio nel mercato seriale di DR1. TV2 non produce direttamente, ma collabora con le società di produzione. Norskov è stato il primo tv drama di TV2, ma in precedenza avevano avuto successo con delle comedy e delle serie crime. Alcuni canali minori hanno fatto serie più piccole. E ho sentito che forse Netflix e HBO saranno coinvolti in progetti scandinavi.

Norskov è stato un successo di pubblico? Quanti spettatori ha fatto? È stata venduta all’estero, hai pensato a un prodotto che potesse avere anche un’audience internazionale?

Norskov è stata molto ben accolta sia da pubblico che dalla critica e ha molti fan. È considerato un prodotto di alta qualità e credo che avrà vita lunga. Ha avuto uno share di pubblico di circa il 30%, che può sembrare molto alto in rapporto agli ascolti internazionali, ma è un po’ deludente per la Danimarca. In Danimarca, che è un paese con pochi abitanti, abbiamo bisogno di uno share maggiore per prodotti ad alto budget. Di base da una serie di prima serata ci si aspetta che prenda tutta la nazione, dai giovani agli anziani.

Norskov è coprodotta da Norvegia e Svezia ed è stata venduta in qualche paese, per ora Arté e Lumiere, altri ne arriveranno. Ma al momento è andata in onda solo in Norvegia, dove è stata ben accolta, ma ancora un po’ sotto alle aspettative per gli ascolti. Forse questa ambivalenza tra crime e drama è un problema nell’agganciare l’attenzione del pubblico? O forse il mercato si muove troppo in fretta. In ogni caso spero che abbia buoni ascolti quando andrà in onda nel resto d’Europa.

Negli ultimi anni molte serie scandinave hanno avuto successo all’estero, portando a remake sia in America che in Europa. Cosa pensi che abbia portato a questo successo? Quali sono gli elementi di forza dello storytelling nordico e di queste produzioni?

Come dicevo prima, visto che siamo pochi le nostre serie devono raggiungere un pubblico molto ampio che copre quasi l’intera popolazione. Quindi abbiamo inventato un genere molto largo che combina argomenti seri e problemi relazionali. Poi c’è una grande tradizione scandinava di autenticità e pertinenza, le nostre storie sono sempre radicate nel realismo con una certa sfumatura sociale. E ultimo e più importante è il ruolo dell’autore creatore, la cui autorità è riconosciuta nella maggior parte delle serie. DR1 lo definisce il metodo della “Visione Unica”. I network hanno molta fiducia nei creativi. Inoltre abbiamo anche una famosa scuola nazionale di cinema di alto profilo artistico.

Credi che ci sia una particolare sensibilità europea che differisce da quella americana?

Non saprei. Gli Americani ovviamente hanno una forte produzione di serie di genere, come Game of Thrones o Deadwood. Ma anche alcune serie famose hanno una grande sensibilità come Mad Men o Six Feet Under e molte altre. Come si riesce a far si che il tuo lavoro arrivi al cuore degli spettatori? Come si crea qualcosa che la gente non possa dimenticare facilmente? Qualcosa che continui a portare con te? Credo che la maggior parte dei filmmakers si facciano queste domande. Io so che è quel che faccio io.

Qual è per te l’elemento più importante della sceneggiatura: personaggi, azione, il conflitto, la struttura, il genere…?

Questi sono tutti elementi importanti, ma se dovessi sceglierne uno per me è la scena. Capire la scena è il cuore della sceneggiatura. Se si riesce a scrivere delle grandi scene per gli attori, non si può sbagliare. Il problema è che sia il genere, la struttura, il conflitto e i personaggi devono essere a posto per creare una scena.

Da un punto di vista sindacale come è il ruolo dello sceneggiatore in Danimarca? Sono ben considerati e partecipano al processo decisionale delle produzioni?

Bisogna fare una distinzione tra il cinema e la televisione. Come creatore e head writer in TV lo sceneggiatore ha l’ultima parola a livello creativo. Al cinema questo ruolo ce l’ha il regista e quindi il potere dello sceneggiatore dipende dal rapporto con il regista.

Tu sei un autrice donna siete e anche l’altra masterclass qui al Nordic Film Fest sarà gestita da una coppia di donne. È normale? Come è la posizione delle femmine nell’industria audiovisiva in Danimarca? In Italia purtroppo solo un terzo degli sceneggiatori è donna.

In Danimarca saremo 15 persone a fare il lavoro che faccio io di head writer e circa un terzo sono donne. Penso non sia male, considerato che è un lavoro di leader creativo, che quindi mette insieme due ambiti che fino a poco tempo fa erano dominati completamente dagli uomini. Io non penso molto alle questioni di genere, a meno che non me lo chiedano. Penso questa sia la differenza principale: alle donne viene chiesto della questione di genere e agli uomini no.

Puoi darci un quadro concreto del funzionamento del lavoro, rispetto all’organizzazione, alle tempistiche, budget e compensi?

Lo showrunner è un lavoro per almeno due persone ed è una grande sfida restare sani e trovare tempo per la famiglia e la vita sociale, mentre si porta avanti una serie. So che questo è un problema che hanno tutti. Il compenso è buono, in effetti, ma non sono sicura sia abbastanza. Credo che abbiamo bisogno di fare attenzione a noi stessi e assicurarci che la paga permetta di prendersi delle lunghe vacanze tra un lavoro e l’altro.

Ci puoi dare una breve anteprima, senza spoiler, della masterclass che terrai a Roma sul personaggio come specchio del tema sociale?

I personaggi rispecchiano tutto. I personaggi rispecchiano il tono del film o della serie, il ritmo, il genere, il tipo di conflitto. E quindi rispecchiano anche il tema o i temi. Su Norskov non ho lavorato su un singolo personaggio principale (anche se il poliziotto è il personaggio dominante della prima stagione), ma su un ensemble che rispecchiasse la società nella sua interezza, dal sindaco al tossicodipendente.

Una grande fonte di ispirazione è stato David Simon (The Wire), che nelle sue serie si concentra sempre sulla struttura sociale.

Durante la masterclass parlerò del mio lavoro su Norskov, delle mie fonti di ispirazione, e di come ho usato i personaggi e le relazioni fra di loro per riflettere la società. Parlerò anche di come i miei temi si esprimano più attraverso le domande che le risposte e cercherò di spiegare come io lavori contro la trama, per creare una linea narrativa meno efficiente e un ritmo più lento.

Non vedo l’ora di incontrare i colleghi italiani.

L’intervista e la traduzione in italiano sono a cura di Fosca Gallesio

WGI Masterclass – La Writers Guild Italia è nata con l’intento di valorizzare la professione degli sceneggiatori. Questa rassegna offre uno spazio di riflessione tecnica e un contributo di esperienza da parte degli scrittori più esperti.

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