Tecniche di scrittura con l’Enneagramma

La nostra socia Miranda Pisione terrà il mercoledì sera, dal 22 marzo al 12 aprile 2017, presso i locali del coworking della WGI in via Settembrini 1 a Roma, un proprio workshop di Tecniche di scrittura con l’enneagramma.
Si tratta di un metodo che risponde all’esigenza di costruire personaggi sulla base di archetipi riconoscibili, ma non stereotipati, coerenti e vicini alla sensibilità moderna.
Miranda ha studiato e applicato questo metodo nel proprio lavoro da più di quindici anni, e ne ha l’elaborato una versione specifica per l’utilizzazione nella scrittura dell’audiovisivo. Per sapere di più sul corso scarica il pdf: CORSO ENNEA2017
Miranda inaugura con questo corso le nuove modalità di fruizione del coworking della WGI per serie di lezioni organizzate dai singoli soci, sotto la loro responsabilità con il patrocinio della WGI. Leggi QUI

Cara Miranda, se uno cerca sul web la parola enneagramma, si trovano siti vari che fanno riferimento a una teoria psicologica, di cui nessuno conosce l’origine. Si sa solo – a quanto pare – che è stata portata in Occidente da un armeno, tal Georges Ivanovitch Gurdjieff che aveva speso la sua giovinezza viaggiando per l’Africa, l’Asia e il Medio Oriente alla ricerca mistica di tribù primitive che potessero esprimere ancora la vera essenza dell’uomo. Tu quando hai sentito nominare per la prima volta l’enneagramma?

Ne ho sentito parlare nell’oramai lontanissimo 2003, durante una masterclass al CORSO SCRIPT da una autrice americana Judith Searle, che aveva scritto un libro di analisi dei personaggi letterari secondo questo sistema, già da allora impiegato fruttuosamente anche ad Hollywood. Mi è interessato subito in quanto, come i miei colleghi, per rappresentare personaggi dinamici in scrittura, ho sempre usato a man bassa archetipi e miti. Anche se non sappiamo bene da dove vengono, sappiamo che funzionano.

Tuttavia, figure classiche come il Mago e l’Eroina morale, o modelli collettivi come la mamma italiana e il mafioso o addirittura tipologie di conio moderno come il Tronista e la Velina, anche se si rivelano utili a noi scrittori perché ci forniscono un linguaggio e un territorio facilmente condivisibile con il nostro pubblico, sono troppo schematici per trasformarsi in personaggi veri e propri.

Quindi nel quotidiano, quando, in un film o in una serie tv devi scrivere un personaggio, uomo o donna con moderne ansie, paure, sogni e desideri… beh, ti affidi alla tua esperienza personale, cultura, conoscenza delle strutture classiche, ai libri di psicologia che hai sullo scaffale, e a quanti amici e parenti hai, se non matti, almeno con grandi problemi!

Però, non basta: resta sempre da affrontare il problema delle dinamiche emotive e psicologiche che, se non appropriate al personaggio, rischiano di svuotarlo di distruggerlo.

E’ proprio qui che il meccanismo dell’enneagramma può aiutare perché è un sistema dinamico e moderno. Aspetta! Diciamo antico, dinamico e ti spiego subito perché moderno. Tutta la materia esoterica e magmatica sulle tipologie, frutto di secoli di osservazione dell’umanità, tramandata oralmente e riportata da Gurdjieff, di cui tu hai letto, in verità negli ultimi 45 anni è stata studiata diffusamente da antropologi, sociologi, psicologi e psichiatri che ne hanno verificato anche clinicamente le dinamiche.

Questi studiosi contemporanei sono riusciti a distillare l’essenza del funzionamento del sistema e a renderlo, fruibile ai non specialisti come noi, grazie ad uno schemino facile e comodo dove sono individuate tipologie già psicologicamente profonde, accompagnate da una grande serie di variabili che ci consentono di creare e di sviluppare personaggi coerenti. Questo è l’enneagramma che ho appreso a quella masterclass, e che usano quei furbacchioni dei nostri colleghi americani.

Ho capito, superando il primo istante di scetticismo, che bisognava lasciar perdere tutti i significati esoterici connessi, e ho cominciato a sperimentare il sistema con successo. Anzi, presto ho cominciato a usarlo, in modo anche più personale, per esempio in stretto rapporto con il tema, per avere una guida nella scelta dei conflitti e dei personaggi più efficaci, nelle serie tv e addirittura nelle soap opera rendendo più fluida una materia che, di default, ad ogni cambio di linea rischia invece di perdere temperatura emotiva.

Ho perfino coinvolto dei colleghi e ci siamo trovati bene, tanto che nel 2005 ho scritto un articolo apparso sulla rivista Script, condividendo le mie esperienze di scrittura con l’enneagramma. E da lì ho continuato, fino a elaborare miei propri sistemi d’uso per strutturazione e analisi, anzi per me è diventata una naturale risorsa come le altre strutture classiche.

Ah, ecco. Approfondiamo: il simbolo dell’enneagramma è una mappa, il disegno è un cerchio con un triangolo iscritto e nove punti di intersezione, su cui sono posizionati Nove tipi. Prima di entrare nel dettaglio di questi tipi e addentrarci in domande tecniche, ti facciamo una domanda emotiva: qual è il tuo approccio (o l’approccio che consigli) a questa struttura?

L’uso del sistema è personale, variabile per ogni sceneggiatore e le sue esigenze creative, per questo la mia non sarà una mera esposizione, ma un vero workshop, in cui ognuno può trovare, durante le esercitazioni sul sistema, quello che gli piace e gli serve. Per me, ad esempio, la molla è stata la profondità psicologica dei tipi e delle loro dinamiche emotive basate su una risposta strategica di sopravvivenza a una paura esistenziale di base formatasi nei primi anni di vita. Il background conta! Ti faccio un esempio, tra le figure archetipali che conosciamo, dove collocheresti Totò e la sua straordinaria, umana e cinica comicità? Pensa solo alla nota lettera delle “morìe delle vacche” tratta da Totò, Peppino e… la malafemmina.

Per non parlare del magnifico personaggio di Fantozzi: ora aggressivo, ora fobico, surreale e schizofrenico sì, ma credibile per una intera saga?

Io non saprei, ma tra i tipi naturali dell’enneagramma ce n’è uno che ben si adatta a questi esempi. Il tipo 6, nella sua infanzia è stato sottoposto a figure ambivalenti, per cui un genitore diceva una cosa e l’altro diceva l’esatto contrario. Risultato è che, per il povero bambino, esiste una verità, ma è vero anche l’opposto e questo gli crea una grande insicurezza esistenziale. Da grande, il cervello gli dirà una cosa, ma poi lui, ricordando le voci genitoriali introiettate, penserà che anche l’opposto può essere vero, e dall’esterno apparirà come una persona che, mentre sta parlando… obietta da solo a se stesso frase dopo frase: ecco Totò e la sua esilarante lettera, tra cui: “…perché c’è stata la morìa delle vacche”… e poi ci ripensa e aggiunge -apparentemente a sproposito ma seguendo un suo filo logico- “come voi ben sapete”. E aspetta: se il conflitto interno del tipi 6 risulta più intenso, (l’enneagramma ha una fruibile scala di livelli di salute psicologica da usare creativamente), il tipo sarà colto da crisi di panico razionalizzando che, per ogni cosa che pensa, forse sta sbagliando, perché invece è giusto il contrario, e forse esistono ulteriori punti di vista che non aveva considerato, e così via sentendosi totalmente vinto e insicuro.

Le sue possibili soluzioni per uscire dall’empasse emotivo saranno: o, evitare la paura, imponendosi di smettere di sentire le voci che gli affollano la testa, e per farlo diventerà aggressivo per sentirsi forte e univoco, un bullo a cui nessuno può obiettare nulla, o diventerà fobico lasciandosi abbattere dall’idea di tutte le possibilità terrorizzanti che non ha considerato e si rinchiuderà in se stesso riuscendo solo a biascicare qualche sillaba.

Per Fantozzi l’esempio mi sembra anche più calzante: lo stesso personaggio risulta spaccato in due personalità che si alternano ben visibili!

Bene, entriamo nel sistema. L’enneagramma considera nove tipologie psicologiche che appartengono a loro volta a tre gruppi diversi: il centro dello stomaco, il centro del cuore e il centro della testa. Noi sceneggiatori, abituati a costruire contemporaneamente più di una linea narrativa, cogliamo subito un vantaggio: la diversificazione dei personaggi, la moltiplicazione dei conflitti. Siamo nel giusto?

Esattamente. Si tratta di mondi, visioni, paure, desideri, emozioni, strategie mentali, linguaggio verbale e non verbale completamente diversi, di cui però come scrittori possiamo avere delle “guide” per metterli in conflitto a nostro piacimento. Senza dimenticare la conflittualità interna che è sempre presente e molto interessante proprio per portare avanti anche la linea della crescita del personaggio.

Abbiamo tipi abituati a rispondere con l’azione ancora prima del pensiero, altri abituati a seguire le legge del dovere, altri quella del cuore, altri a evitare i propri sentimenti, altri ancora che fanno un passo indietro a ragionare prima di agire. E altri che invece non agiscono: reagiscono. Questi sono i più difficili da scrivere, sembra non facciano niente, ma sono importantissimi e portano molta storia. Li vedremo insieme.

Tutto il cinema di Clint Eastwood, dei Cohen e l’intero teatro di Eduardo de Filippo si basa su questi tipi e questa energia.

Ma te ne dico un’altra: è vero che tutti e nove i tipi appartengono specificatamente a uno dei tre centri, però secondo determinate regole e a discrezione di chi scrive, possono in due casi, diciamo di tranquillità e crescita o in caso di grave conflitto e stress, comportarsi temporaneamente come un altro con caratteristiche del modo di essere dell’altro tipo. È un’altra freccia al nostro arco! Non è solo una battuta, intendo proprio una vera freccia, perché nello schema, il possibile temporaneo cambiamento è rappresentato da frecce. Ti illustro subito un esempio per chiarezza: il Tipo 8 è la classica persona forte, un leader, un boss, molto con i piedi per terra a cui piace comandare, controllare il suo spazio e il suo ambiente e soprattutto odia essere comandato. Ha un carattere ribelle, ma ha un debole per le persone indifese che sente di dover proteggere. Insomma è uno che le leggi se le fa un po’ da solo: metti Montalbano, John Wayne o anche Tony Soprano (ricordati che parlo sempre del carattere e non di scelta morale, quella è appannaggio di chi scrive), nel momento in cui si sente tranquillo si può comportare –in sicurezza- come il tipo 2, quella personalità che pensa appunto con il cuore, e può avere gesti di affetto e magnanimità nei confronti delle persone a cui vuole bene o anche perfetti sconosciuti, ma se le cose si mettono male e l’individuo si trova “in stress”, tra le varie cose che può fare il tipo 8, può anche scegliere di fuggire dalla situazione in cui si trova, per isolarsi, come è caratteristica del tipo 5 che è un po’ eremita, uno che si trova al sicuro e maggiormente funzionante lontano dalle persone.

Se poi si rintana come Montalbano a Marinella per ricaricarsi mettendo insieme il puzzle degli indizi per risolvere un caso, o come Tony Soprano che si nasconde nello studio della psicanalista, a cercare di capire le sue psicosi ben lontano dal suo pericoloso ambiente, quello lo decide lo scrittore.

Oltre alla costruzione dei personaggi, l’enneagramma individua anche dei possibili (sette, vero?) passi di sviluppo del personaggio stesso. Uno strumento che sembra molto utile per la serialità tv… Tu che ti sei sperimentata su molta soap che ci dici sull’enneagramma da questo punto di vista?

La teoria dei sette passi, in realtà non è altro che il movimento che ho appena descritto, delle frecce dei temporanei cambiamenti (in caso di tranquillità o stress) ripetuto per i vari tipi e messo in sequenza. Verso la sicurezza abbiamo la crescita del personaggio, verso lo stress abbiamo la caduta. È uno strumento sicuramente utile, in generale e ne parleremo e l’utilizzeremo durante le esercitazioni.

Per quanto riguarda la soap, io all’inizio mi sono trovata completamente spaesata, venendo dalle serie tv, dove il tempo è poco, ma, per approfondire storia e personaggi, comunque esiste. Nelle soap la struttura è differente, l’organizzazione del lavoro settorializzata e il tempo è ben più che tiranno quindi più velocemente si approfondiscono caratteri e conflitti meglio si riesce a produrre per se stessi e per coloro che poi dovranno lavorare sugli elaborati. Per quella situazione, avere, nella mia borsetta di story-liner, un accesso a tante possibili dinamiche, è stato un aiuto senza pari. Con alcuni colleghi che ho coinvolto, anche avere un linguaggio comune e preciso ci ha agevolato, evitandoci di perdere tempo e stressarci in inutili spiegazioni, concentrandoci di più sulle storie, le dinamiche emotive dei personaggi e la nostra creatività.

Vagando sul web, mi sono imbattuta in un commento critico che accusava l’enneagramma di eccessiva schematizzazione. A parte che aver isolato le note musicali nel numero di sette non ha fermato nessun grande compositore, anzi… c’è qualcosa sull’enneagramma che non va sottovalutato, ovvero che – pur avendo in qualche modo dei percorsi obbligati – i nove caratteri principali possono avere destini assai diversi a seconda delle storie. Confermi? La sintesi non è impoverimento?

Concordo pienamente, ti ho detto prima quanto mi sia sentita limitata a volte in archetipi poco mobili, ma in realtà questo sistema non è una sintesi, come appunto un archetipo, ma piuttosto un meccanismo in movimento, con molte variabili da utilizzare a discrezione dell’autore, quindi, almeno nella mia esperienza, si è trattato di un arricchimento, e ti assicuro che dopo oltre quindici anni di uso ci sono ancora tante cose che non ho ancora sperimentato. E, delle varianti possibili, ti ho enumerato solo una parte. Il resto lo vedremo durante il workshop.

Tu inizierai, appunto, tra pochi giorni un tuo workshop sull’enneagramma nel coworking della WGI. A me sembrano lezioni che possono apprezzare meglio gli sceneggiatori professionisti, con un po’ di esperienza. Mi sbaglio? Il corso può essere utile anche a un giovane, a un debuttante?

Se sente che il sistema può essergli utile, certamente. Senza dubbio una conoscenza approfondita delle strutture classica aiuta molto, soprattutto per usare immediatamente il sistema, dove lo sceneggiatore sente che gli serve, ma le basi sono comprensibili da tutti.

A chi consigli di seguire un corso sull’enneagramma?

Sceneggiatori ed editor potrebbero trarre vantaggio dal sistema.

Tu, che vantaggi ne hai tratto?

Da quello che ho imparato dal corso originale del 2003, una base, che è poi la roba che si trova oggi on line, ma poi è stato l’utilizzo quotidiano, l’amore per l’invenzione e la mia curiosità che hanno fatto il resto. Ci sono le tecniche di scrittura, di lavoro e di analisi sviluppate: per esempio da anni, di ogni film o serie che vedo, ho cominciato sistematicamente a fare operazione di ingegneria inversa.

Non è analisi del testo. Si tratta di smontare il film confrontandolo con la sceneggiatura, il contesto dell’autore e quello storico, il libro o l’idea da cui è tratto e capirne i pezzi, il loro funzionamento, le emozioni che procurano, la scelta di quei personaggi specifici, le dinamiche e il perché di quelle scelte da parte dell’autore, per poi avere la possibilità di ricostruire il meccanismo o parti di esso, e ipotizzare ragionevolmente anche come avrebbe potuto essere diverso.

Per esempio dando un’occhiata al libro da cui è tratto Blade Runner, ti chiedi come sia venuto fuori quel grande film, cosa passava nella testa di Ridley Scott. In fondo avrebbe potuto essere un piccolo horror di seconda categoria. Ma poi capisci che il film è la discesa agli Inferi per la salvezza morale del protagonista, esattamente come nella Divina Commedia di Dante.

In Broadchurch addirittura, prima ancora dei personaggi è il contesto, il racconto, la serie stessa. C’è un tipo dell’enneagramma, il tipo 4, il melanconico, quello che ha l’indole da artista, che cerca un significato profondo nelle cose, una sua identità, quello che piange continuamente una perdita e si sente depresso e abbandonato. Argomento e tema della serie Broadchurch sono noti: si tratta di un fatto delittuoso avvenuto in una piccola città di cui tutti potrebbero essere colpevoli, della perdita dell’innocenza e della ricerca di un senso dopo la perdita. Dalla prima inquadratura Broadchurch è un tipo 4, non per una scena, ma per ogni scena di tutte le tre stagioni (quella attuale compresa): i protagonisti non sono di questo tipo, ma l’energia è quella. Le inquadrature, la recitazione, i colori, i tempi lenti pieni di significati, dove ogni dettaglio vuol dire qualcosa ed è denso di una malinconia struggente. È questo punto di vista, appunto del tipo 4, che fa la differenza, e la sua potenza emotiva. Il plot in fondo l’abbiamo visto, se non così bello, almeno similare in tante serie, anzi forse l’abbiamo scritto tutti almeno una volta.

E se ci pensi c’è un altro vecchio filmettino che ha esattamente la stessa energia: hai presente Quarto potere?

Ho presente e credo di aver capito, come spero che abbia capito chi ci legge, di che cosa è fatto il tuo corso. Grazie, Miranda.

L’intervista è a cura di Giovanna Koch

Per informazioni sul luogo, gli orari e il costo del corso Tecniche di scrittura con l’enneagramma scrivi a eventi@writersguilditalia.it.

WGI si racconta – La Writers Guild Italia è nata con l’intento di valorizzare la professione degli sceneggiatori e tenta di supplire alla grande disattenzione con cui gli scrittori di cinema, tv, e web vengono penalizzati dagli organi di informazione. Questa rassegna offre uno spazio alle singole storie professionali dei nostri soci.

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