Non permettere di esprimersi non è un esempio di civiltà

La WGI è nata con l’intento di valorizzare la professione degli sceneggiatori. La sezione SCRITTO DA, sotto l’egida di WRITTEN BY, la prestigiosa rivista della WGAw, tenta di supplire alla grande disattenzione con cui gli scrittori di cinema, tv, e web vengono penalizzati  dagli organi di informazione.

La sceneggiatrice Carla Giulia Casalini ci parla del suo film nato in lockdown e della sua esperienza con Gigi Proietti

Partiamo dagli ultimi eventi. Il Teatro Brancaccio ha deciso di intitolarsi a  Gigi Proietti. Tu hai lavorato con  lui. Cosa puoi raccontarci di questa collaborazione?

Io ho lavorato con lui per Amore e storie in cucina. E’ stato un lavoro bello e di successo. Riaprì la storia di commedie di cucina. Mi ricordo che Proietti doveva dire la battuta: “Ma non sai che tutti i grandi chef sono uomini?”, riferendosi alla figlia del suo personaggio che voleva seguire le orme del padre. Proietti si sentiva a disagio perché doveva risultare un conservatore. Diceva: “Non capisco perché se la prende tanto con questa figlia!” Questo mi rimase impresso.

“Il cinema non si ferma” come nasce?

In lockdown, mi ha chiamato Stefano Chiari, un altro sceneggiatore, e mi ha detto che dovevamo scrivere un film tutto girato dagli attori coi telefonini. E’ iniziata un’avventura incredibile. Tutti sparsi per l’Italia con una regia esterna che da lontano comunicava con gli attori in modo che fossero in grado di riprendersi. E da qui i figli che entrano in campo durante le riprese, telefoni diversi e obsoleti ma alla fine ognuno ha creato un episodio con  un risultato positivo. Il ricavato è andato alla Protezione Civile e Rai Cinema Channell lo ha distribuito. Un lavoro nato dalla passione.

Lo spirito d’adattamento del writing in cosa è consistito?

Non in molto. Ogni sceneggiatore ha scritto un copione che è stato poi accettato. Molti non vogliono che si parli di pandemia ma credo sia importante parlare di ciò che stiamo affrontando. Capirci anche nei rapporti con gli altri. Se ne dovrebbe parlare, è un peccato non farlo. Non permettere di esprimersi non è un esempio di civiltà. Ad esempio, i bambini cosa sentono in tutto questo: sono più paurosi  o più coraggiosi?

Il teatro di narrazione è nato da una contingenza, la povertà, e si è fatto genere. Secondo te il cinema da casa diventerà un genere?

Io penso che sia momentaneo. Andare al cinema è ancora un amore che hanno in molti. L’atmosfera che ti dà è ineguagliabile. Io penso che le sale riprenderanno a vivere. Tutto riprenderà. Stiamo cambiando abitudini per necessità, ma non tutti sono disposti a farlo.

Il progetto del tuo cuore?

Sono molto affezionata  a Caruso, zero in condotta, l’ultimo film di Francesco Nuti, un film molto anticipatore, poetico e forte, e poi chiaramente mi porto nel cuore la serie con Proietti.

L’intervista è a cura di Federica Colucci

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