Ciné 2015

Produttori ed esercenti fanno il punto sul quinquennio 2010-2014

Il 1 luglio 2015, si è tenuta nell’ambito di Ciné , una convention ANEC, ANEM e ANICA, dal titolo “Cosa funziona e cosa no“, i generi e i gusti del pubblico, focus sul quinquennio 2010-2014. Mario Olivieri è andato ad assistere per conto della WGI, ecco il suo report.

Ciné, l’appuntamento estivo delle Giornate Professionali di Cinema, promosso dall’ANICA in collaborazione con ANEC e ANEM, è giunto alla quinta edizione (30 giugno – 3 luglio 2015) e si identifica oramai come il punto di riferimento estivo per società di distribuzione, industria ed esercenti, che raggiungono Riccione per momenti di incontro e aggiornamento professionale.

Circa 1500 professionisti dell’industria cinematografica tra esercenti, distributori e produttori hanno preso parte alla manifestazione, durante la quale le grandi distribuzioni hanno presentato agli esercenti tutti i film in uscita nelle sale in autunno/inverno.

Quest’anno, in programma il 1 luglio, c’era un’interessante convention sui cambiamenti di gusto e modalità di fruizione degli spettatori durante il quinquennio 2010-2014. All’incontro hanno preso parte Stefano Radice del magazine Box Office, Massimo Mezzetti, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna, Luigi Cuciniello, presidente ANEC, Andrea Occhipinti, presidente Sezione Distributori ANICA, e Carlo Bernaschi, presidente ANEM.

Nella prima parte della convention, è stata mostrata una lunga serie di grafici sull’andamento del mercato cinematografico negli ultimi 5 anni, prendendo in considerazione film italiani e internazionali che abbiano incassato almeno un milione di euro. La prima slide mostra l’evidente e già noto calo di incassi: si è passati dai 733 milioni del 2010 ai 564 milioni del 2014. Altro dato significativo è il rapporto e la proporzione tra il mercato internazionale e il mercato italiano che, nonostante negli anni 2012 e 2014 sia sceso sotto il 30%, rimane una delle percentuali più alte in Europa.

Quest’anno, in programma il 1 luglio, c’era un’interessante convention sui cambiamenti di gusto e modalità di fruizione degli spettatori durante il quinquennio 2010-2014. All’incontro hanno preso parte Stefano Radice del magazine Box Office, Massimo Mezzetti, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna, Luigi Cuciniello, presidente ANEC, Andrea Occhipinti, presidente Sezione Distributori ANICA, e Carlo Bernaschi, presidente ANEM.

Nella prima parte della convention, è stata mostrata una lunga serie di grafici sull’andamento del mercato cinematografico negli ultimi 5 anni, prendendo in considerazione film italiani e internazionali che abbiano incassato almeno un milione di euro. La prima slide mostra l’evidente e già noto calo di incassi: si è passati dai 733 milioni del 2010 ai 564 milioni del 2014. Altro dato significativo è il rapporto e la proporzione tra il mercato internazionale e il mercato italiano che, nonostante negli anni 2012 e 2014 sia sceso sotto il 30%, rimane una delle percentuali più alte in Europa.

Si prosegue con fantascienza e fantasy: il primo, al di là del 2010, anno di Avatar, campione d’incassi con oltre 65 milioni, ha faticato molto nel rimanente periodo analizzato, mentre il fantasy perde due titoli molto forti come Harry Potter e Twilight, che chiudono le saghe proprio nel 2010, nonostante i buoni incassi de Il signore degli anelli e Lo Hobbit.

Ultimo genere analizzato è l’horror: pur senza vette di box office incredibili, si dimostra una garanzia d’incasso (Paranormal activity e Saw 3D le pellicole che hanno ottenuto i maggior incassi).

Dopo l’analisi del cinema internazionale, si passa a quella (breve) sul cinema nostrano, anch’esso in forte calo dal 2010 ad oggi per quanto riguarda gli incassi.

Si passa, poi, all’analisi delle pellicole internazionali nel quinquennio, suddivise per generi, che mostra un andamento costante di animazione (una garanzia per le sale cinematografiche), drammatico e family, mentre film d’azione e di avventura presentano andamenti molto discontinui. Per quanto riguarda il genere comico, invece, fatta eccezione per Ted e Una Notte da Leoni (2 e 3), nel quinquennio non sono stati prodotti film di rilievo. Capitolo commedia: quella americana ha funzionato poco, mentre le pellicole europee, come ad esempio Quasi amici, hanno inciso di più.

POSTILLA: per la rivista Boxoffice, la commedia è un genere che porta a fare riflessioni sulla società e sui comportamenti umani, mentre il comico punta solo a far ridere, senza particolari sottintesi.

Nei grafici mostrati viene fotografato l’andamento dei tre generi più diffusi dalle produzioni italiane, comico, commedia e drammatico, che evidenzia un percorso discontinuo nel quinquennio, con pochi film che toccano picchi elevati.

Concluse slide e grafici viene data la parola ai presidenti delle associazioni di categoria, per qualche riflessione.

Luigi Cuciniello (ANEC): L’analisi è un bilancio ad ampio raggio che ci conferma una tenuta percentuale del cinema italiano intorno al 30% di un mercato, purtroppo, complessivamente un po’ in flessione. Il nostro cinema, però, deve trovare un modo di diversificare maggiormente le proprie produzioni, per adeguare sempre di più le proposte degli autori e dei produttori a quella che è l’evoluzione del gusto del pubblico. Un lavoro che stiamo facendo, che ha dato e che da risultati interessanti, ma bisogna spingere molto per il futuro.

Andrea Occhipinti (ANICA): Sarebbe importante che qui oggi ci fossero anche i produttori, perché penso che, se andiamo ad analizzare i dati generali, nonostante il calo, notiamo che il cinema internazionale è più o meno costante negli anni, con oscillazioni nel quinquenni tra il 69% e il 72%. Quello che fa la differenza è la produzione italiana, dove c’è un limite di generi. Sul fronte internazionale, infatti, c’è molta varietà, mentre la diversificazione del nostro cinema è molto limitata: c’è un genere comico, legato proprio ai comici, la commedia, con un tema divertente più diffuso, e il cinema drammatico. […] La nostra produzione drammatica. inoltre, è molto legata solo agli autori. Non dico che non ci debba essere quello, fondamentale, ma ci deve essere anche altro. […] Da noi manca completamente la produzione di animazione, genere importante e in costante crescita.

Credo che nel nostro mercato ci sia lo spazio per poter inserire altri generi di film, potenzialmente interessanti per una fetta di pubblico.

Questa analisi evidenzia, quindi, un limite della nostra produzione in fantasia: si ripetono molto gli stessi moduli, si ripetono ossessivamente commedia e comico, c’è uno spazio per gli autori, limitato però a quei personaggi che sono ormai le nostre punte come Sorrentino, Garrone, Moretti, Virzì, che garantiscono ottimi risultati.

Tutto lo sforzo produttivo, le energie, la spinta delle produzioni vanno in questa direzione, senza aver il coraggio di perlustrare, analizzare e rischiare andando in altri ambiti. Secondo me questa è la riflessione più importante che dovremmo fare.

Su quest’ultimo concetto, Giovanni Costantino, presidente di Distribuzione Indipendente, ha risposto ad Occhipinti affermando che il cinema “di genere” esiste anche in Italia ma spesso viene snobbato dalle grandi distribuzioni. Costantino ha citato, come esempi, Spaghetti Story, opera prima di Ciro De Caro, distribuito in sole 20 sale ma con una lunga successione di sold out in oltre quattro settimane di programmazione, e Red Krokodil, dramma di Domiziano Cristopharo, in concorso ai David di Donatello 2014 e premiato in molti festival internazionali.

Un altro film italiano che ha faticato a trovare una distribuzione e che troveremo presto nelle sale, è l’ottimo thriller The Elevator, diretto da Massimo Coglitore e scritto da Mauro Graiani e Riccardo Irrera. L’opera, inserita nella programmazione di Cinè, verrà distribuita tra febbraio e marzo 2016 proprio da Distribuzione Indipendente.

Mario Olivieri

Le foto, di corredo al presente articolo, illustrano i grafici di BoxOffice, distribuiti durante la convention di Ciné ai partecipanti

Il sito di Ciné – Giornate estive di cinema

Il sito di BoxOffice

Uno speciale di Gabriele Niola su Ciné 2015, online su Badtaste.

One thought on “Cinema italiano: una dieta monotona

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