Il bollettino dello scrittoreVenezia

Bollettino n. 1

Andrea Vernier,  sceneggiatore e socio della Writers Guild Italia, osserva e vive, dal nostro particolare punto di vista di scrittori, gli eventi della 83. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (2 —–12 settembre 2026)

Oggi la pressione al suolo delimitata dalle isobare presenta un’anomalia positiva diffusa con valori mediamente più alti e stabili (tra 1015 e 1020 hPa) rispetto alla media del decennio 2000-2010.

L’intensità del vento medio, rispetto agli anni 2000/2010, sembra ridursi – ma in realtà è cambiato proprio il vento, con una forte polarizzazione tra la diminuzione del vento medio e l’impennata delle raffiche estreme. Gli eventi di vento estremo, o catastrofico, sono aumentati tra il 300% e il 400%.

Torino e un paesino della Sicilia, Florida, si contendono il primato per la più lunga e continuativa serie di temperature sopra la media, durante questa interminabile estate del 2026. Torino ha vissuto l’estate più calda degli ultimi due secoli e mezzo. In Sicilia la persistenza si è prolungata per intere settimane e mesi.

A Roma, a luglio del 2000 la media delle temperature era 23,4; nel 2026 è stata di 26,5/27. A Cortina (1200 mt sul mare) la media delle temperature di luglio, nel 2000, era di 14,5; nel 2026 è stata di 17,5/18.

(risposte generata da AI di Google, basandosi sui dati del Copernicus Climate Change Service, del CNR – ISAC, del Copernicu Marine Service – e altro)

Si possono raccogliere carrettate di dati, poi metterli in fila e guardare che sentiero disegnano. Ovvero guardare l’orrido, in faccia.

È solo paura del non conosciuto?

Forse no.

La prima volta in cui si parla di “crisi del Cinema Italiano” è il periodo tra il 1921 e il 1923, a seguito del fallimento dell’UCI (Unione Cinematografica Italiana). È esattamente da allora (ricordiamocelo bene: anni ‘20 del ‘900) che è partita l’incresciosa domanda: “riuscirà a riprendersi il cinema italiano?”.

Diciamocelo: noi del settore siamo terremotati nell’animo. Cresciamo in un campo profughi – mai una certezza, mai la sensazione di una casa che sia “per sempre”. Ma sì, certo, siamo liberi professionisti. Ma non solo. Lavoriamo con le idee, certo. Ma non solo. È che siamo un ingranaggio di una macchina che ha mille variabili, una più delicata dell’altra. Non a caso nel mondo dello spettacolo resta molto forte la superstizione. Noi e i marinai; nel mondo della mega tecnologia, sono solo queste due categorie ad essere rimaste legate ai capricci del Fato. Volesse il cielo (o gli Dei).

È che non siamo solo cinematografari; siamo quella cosa delicata a metà tra le trascrizioni di Darwin, che vede cose nuove e le annota e cataloga, cercando di trovarci il senso, e il meccanico che smonta il motore del mezzo con cui deve attraversare continenti. Siamo il delicato barometro che registra gli invisibili sbalzi di pressione atmosferica e il fabbro che imbullona quei pezzi di ferro, affinché funzionino.

Alcuni si sentono vignaioli, che lavorano a mano, acino per acino, conoscendo perfettamente ogni pianta della propria vigna. Ma non basta. Poi tocca capire cosa capiterà, come sarà il meteo – che non è solo quanta pioggia e quanto sole; che non è solo grandine e quanta e a che punto. È svegliarsi un giorno e capire. Sentire dentro, nelle ossa e nelle punte delle mani, che è cambiato. Non qualcosa, ma tutto.

Tutto è cambiato. Davvero. Radicalmente. In modo stabile.

Il cambiamento è adesso. È già. Non è più cambiamento. È il nuovo oggi.

Ed eccoci. Con la legge da definire, con il rapporto finanziamento dello Stato /consistenza “autonoma” del sistema tutto da definire, da capire per bene. Con l’ennesimo (e incredibile) problema (per noi scribacchini) della non “riconoscibilità” nel discorso comune, che ancora vede e identifica solo nei registi questi fantomatici “autori” (che dio vi abbia in gloria, Cahiers du Cinéma; la politique des auteurs da voi è stata un proficuo momento di analisi e proposta – ma da noi è finita per il diventare un angolo cieco del nostro immaginario collettivo. Autore; che parola scivolosa… scivolosa ovunque, tranne qui, da noi, dove tutti sono autori. Ma proprio tutti. Anzi; ora chiederò al capitano del mezzo ACTV, che ci porta ruzzolenti e assonnati alle proiezioni antimeridiane, sfidando le insidie della laguna, se si sente un autore. E quanto. E perché. Chissà cosa risponde…). E dunque, e ancora: Contratto Collettivo. Ovvero: nero su bianco ruolo, competenze, oneri e onori. Riconoscibilità – non per prassi, ma per statuto.

E insomma, eccoci. La Mostra parte. E il cataclisma è tra noi.

È parte di noi. Da sempre.

È che noi viviamo sotto il vulcano.

Tocca prenderne atto.

Testo e foto di Andrea Vernier
Inviato WGI a Venezia

Il bollettino dello scrittore – I report dell’inviato di Writers Guild Italia (WGI) dalla 83. Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (2-12 settembre 2026).