Il bollettino dello scrittoreVenezia

Bollettino n. 6

Andrea Vernier,  sceneggiatore e socio della Writers Guild Italia, osserva e vive, dal nostro particolare punto di vista di scrittori, gli eventi della 83. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (2 —–12 settembre 2026)

Te lo chiedi, perché si sussegue la moltitudine di possibili narrativi – e davvero non sai. Non riesci a capire perché a volte il cocktail riesca, e perché a volte no. Nell’entrare a fatica, con la forza della ressa alle tue spalle che spinge per entrare oltre quelle porte in legno laccato, hai sempre un attimo di esitazione; varcata la soglia, superati gli ultimi gradini, avverti di essere entrato nella pancia della balena. E davvero: fa paura, quella balena.

Impossibile capirlo prima. Non sai mai come sarà, quel giorno, la famelica pancia di quella malvagia e oscura entità chiamata pubblico, che tutto ingoia e che tutto trita.

Già; alla Mostra esistono ancora le reazioni del pubblico. Quell’effetto a zero tecnologia che emettono gli umani in preda alle emozioni. Per non parlare delle emozioni collettive. Perciò qui le reazioni in sala ci sono eccome – e sorprendono sempre.

Giustamente Barbera sottolineava il vecchio (ed ecumenico) concetto che “non esiste il pubblico, ma esistono molti pubblici”. Per questo motivo la Mostra, sotto la sua direzione, prova a portare film diversi, pensati per pubblici diversi.

Ed in effetti.

In effetti qua alla Mostra – dove, in larga parte, non c’è esattamente il pubblico del cinema sotto casa – i pubblici sono sorprendentemente diversi.

Al netto della normale dose di neofiti, o del semplice arrivato alla sala per caso, in larga parte le sale sono gremite (sì; le sale sono strapiene) da chi è passato al setaccio della passione – adepti che conoscono le regole del tempio. Quindi: non è il pubblico crudo, ingenuamente popolare.

La selezione la fanno più fattori: la biologia, gli stili di vita e il benedetto tesserino.

Cominciamo dall’ovvio: se ti diverti di notte, non vai alla proiezione del mattino presto. Si parla delle 08,30 del mattino. Vuol dire essere in coda per entrare alle 08. Calcolando una media tra chi dorme accanto alla Mostra e chi viene da zone lontane di Venezia, possiamo dire che ci vuole circa un’ora per arrivare in zona. Dunque, in sala alle 8,30 ci va chi non ha una intensa vita notturna – o tardo serale. Per non parlare di quelli il cui corpo non sa attivarsi prima di una certa ora… per loro: niente da fare. Aggiungiamo alla fine il tesserino; le proiezioni delle 8,30 in Sala Grande sono solo per la stampa e per gli industry. Dunque: niente pass culturali, niente pubblico pagante. Tutto questo si traduce in un concetto semplice: pubblico selezionato. Non in senso snob – semplicemente è proprio selezionato.

Al pomeriggio, per dire, le stesse sale vedono un pubblico molto simile, perché ci sono gli stessi ingredienti + i culturali e il pubblico pagante. Oltre, naturalmente, a chi ha vite sociali interessanti.

Da tutto questo si desume che al mattino, alle 8,30, senti la reazione dei più attenti e partecipi tra gli spettatori.

Ed è qua che mi chiedo: ma cos’è il cinema? Cos’è oggi?

L’altro giorno c’è stata la proiezione di un film che metteva in scena un sofisticato interno borghese. Verrebbe da dire che il film era il perfetto prodotto “da festival” – intendendo quel pubblico da festival: Sala Grande 8,30. Succede però che il film finisce e nell’esatto istante in cui finisce qualcuno ha emesso un sincero e udibile sfiato. Il classico “tirare un sospiro di sollievo”. Reazione della sala: boato di risate e applausi. Una reazione liberatoria – e molto molto popolare. Nessuno aveva avuto l’ardire di fischiare il film – nemmeno da finito. Quella reazione spontanea ha aperto le cateratte. Tutti a dire all’invisibile eroe: grazie per esprimere la nostra sensazione.

Cambio di scena: stessa sala, stesso orario, giorni dopo.

Visione di un film che gioca con vari generi, con vari stili. Una commedia indiavolata, che cita e mischia. Insomma: gioca. Reazione del pubblico alla fine: boato di applausi scroscianti. Erano tutti visibilmente felici. Il senso di quella reazione da branco era: grazie per averci fatto divertire, per averci intrattenuto così.

Il pubblico era lo stesso.

Ha vinto: “facce Tarzan” (n.b. era un Tarzan fantastico. Divertentissimo. Guardatelo!)

E dunque: tutto questo cosa ci dice?

Ovvio: il pubblico è cambiato. E lo è nel complesso. In effetti, il film migliore che ho visto fino a questo momento (concorso e no) è prodotto da Netflix.

Ecco, anche da questo lo vedi che qui a Under the Volcano le cose sono cambiate da mo’j

Testo e foto di Andrea Vernier
Inviato WGI a Venezia

Il bollettino dello scrittore – I report dell’inviato di Writers Guild Italia (WGI) dalla 83. Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (2-12 settembre 2026).