Bagnoli Jungle

La WGI è nata con l’intento di valorizzare la professione degli sceneggiatori. La sezione SCRITTO DA, sotto l’egida di WRITTEN BY, la prestigiosa rivista della WGAw, tenta di supplire alla grande disattenzione con cui gli scrittori di cinema, tv, e web vengono penalizzati  dagli organi di informazione.

Antonio Capuano ha scritto e diretto Bagnoli Jungle. Il film ha chiuso fuori concorso la sezione della Settimana della Critica.

Antonio, cosa racconta Bagnoli Jungle, e perché la scelta del titolo?

In B.J. ci stanno, Giggino un mariuolo sui 50…Antonio, un pensionato dell’ex Italsider che ha passato gli 80…e Marco un giovanissimo guaglione di salumiere…Un giorno Antonio, il pensionato. dice….”prima di morire voglio andare per l’ultima volta nel “mio” cantiere…Del titolo, mentre giravamo, ci siamo accorti di essere come in una specie di giungla. Poi, anche un po’ per ridere…ci siamo detti: però..

Il tuo è un cinema di metafora ma allo stesso tempo fortemente politico. Si può dire lo stesso di questo film?

Penso proprio di si….

Com’è nata l’idea? Cosa ti premeva raccontare?

Bagnoli è un quartiere ad Ovest di Napoli….la zona dei Campi Flegrei, più vicina alla città…Quando ero bambino, mi affacciavo sempre dalla collina a guardare la grande fabbrica, i fuochi delle colate, le grandiose nubi di gas, gli altissimi fumaiuoli, e i

trenini, che da lassù erano giocattoli…Un mito….e poi vi lavoravano, mio fratello grande, cugini, zii e….tanti giovanissimi amici miei….Poi con la dismissione del “Cantiere”, la chiusura, i licenziamenti….e il deserto…che ne è seguito, ho sentito di avere come il dovere di….di testimoniare…. Specialmente del deserto..

Quale peso pensi che abbia l’elaborazione della sceneggiatura nella creazione di un tuo film?

E’ scrivendo la sceneggiatura, che trovo la forma (narrativa)….la drammaturgia, cosiddetta…Per me è il momento più bello, più creativo…più libero….riesco già a “vedere” le cose, le situazioni, le facce, i colori…i paesaggi, spesso anche i movimenti di macchina e i suoni. Sul set dovrei solo copiare ma poi…lasciamo perdere, va’…

Sei sceneggiatore e regista dei tuoi film. E’ un caso o una scelta? Perché? Cosa ne pensi di lavorare con altri scrittori?

Che io scriva da solo i miei film, non lo so. E’ un caso…una scelta…Ma oggettivamente non saprei a chi chiedere di scrivere con me…una sola volta mi è capitato. Polvere di Napoli, l’ho scritto con Paolo, ma prima che diventasse Sorrentino.

In questo caso quanto è cambiato il copione dalla stesura che è arrivata sul set al prodotto finito? E nei tuoi film precedenti? Quanto margine d’improvvisazione ti concedi sul set?

Nel caso di B.J. ho cucito e scucito con i Bagnolesi che mi offrivano svolte,  incazzature, nostalgie, risate, bugie, fallimenti…eccetera. Ma il piano drammaturgico non è mai cambiato. Penso che come nel Jazz buono,…l’improvvisazione abbia bisogno di “orecchio” sopratutto, ma anche di disciplina…e geometria.

Ci parli del rapporto con la tua terra? E con gli altri autori del cinema napoletano?

I rapporti con “la mia terra” come la chiami tu…boh…come sono….non lo so…Sicuramente conflittuali, ma allegri, dispettosi, poi amorevoli, lunghi momenti bui, poi appassionati o brutali. Proprio come tra amanti. Quelli con, gli altri autori del cinema napoletano, come dici tu, sono semplicemente inesistenti. Anche Paolo non lo vedo ormai più, ma è l’unico col quale incrociamo di tanto in tanto qualche messaggio…

La WGI fa queste interviste per coprire un vuoto d’informazione sul campo della sceneggiatura e di chi se ne occupa. Di solito, ai festival si parla solo di registi e attori. Che ne pensi di questa abitudine?

Abbiamo detto quanto, secondo me, la sceneggiatura faccia il film….per cui la vostra iniziativa, direi, è illuminante. Raccontare il film cioè, dai primi pensieri…dalle discussioni che precedono il lavoro, le scritture…riscritture, i tentativi, i conflitti, i disaccordi e gli intrecci…Tutto questo, io credo….sarebbe molto istruttivo, comunicarlo, offrirlo nei dettagli agli interessati. Quasi necessario.  Però p.es. perché Venezia non ha un premio alla sceneggiatura?

(ndr. Un premio alla sceneggiatura, in realtà, è previsto nella sezione principale Venezia 72, ma non è un Leone e non ci sono premi alla sceneggiatura nelle altre sezioni)

Cosa ti aspetti da Venezia?

Una giornata di sole.

Cosa ne pensi del sistema distributivo in Italia? E del futuro delle sale cinematografiche?

Del sistema distributivo, come faccio a pensarne bene?…E’ molto difficoltoso…le opere, specialmente quelle europee, che non hanno il bollo blockbuster, si vedono con difficoltà…e spesso si perdono.

Del futuro delle sale, boh?…le desidererei da 80/100 posti che facessero il cinema che non ha paura…e un caffè che è un caffè. Secondo me sarebbero un affare…Spero ci sarà chi ha voglia cogliere a volo le agevolazioni che la nuova legge offre a tale proposito.

Barbera nella conferenza stampa ha dichiarato che si producono troppi film a basso costo e che il low budget non produce qualità. Cosa ne pensi?

Non ho sentito, nè letto, cosa ha detto Barbera…Io spero invece che i film low budget, aumentino, con buona salute e lunga vita…sono, l’officina, il laboratorio, la ricerca….ma poi in nome di quale qualità si prenderebbe la parola? Quella che quanto più costa, più è bello?…Che gli attori più sono pagati, più sono bravi? Per cui allora con gli stranieri, non c’è partita? E gli sceneggiatori…gli scenografi, costumisti, musicisti…ecc, fino al regista….più alto è il loro cachet, più la qualità del prodotto, vola? Fammi capire. Odio

questo modo di intendere….è tutta la vita che mi batto contro le “cose costose”, cosiddette……Per di più stiamo parlando (sigh) di una cosa che ha stretti rapporti con la “poesia”.

Cosa ne pensi del rapporto del nostro cinema attuale con il mercato internazionale? Dovremmo cercare di penetrarlo maggiormente? Che diffusione hanno i tuoi film all’estero?

Non chiedermi cose di mercato, per favore, non capisco niente…e non so esattamente, che diffusione, abbiano i miei film all’estero. Credo, quella che meritano: scarsa, con qua è la, qualche punta…

Quali pensi che dovrebbero essere dei giusti criteri per attribuire la paternità italiana alle opere?

Il regista, gran parte dei componenti del cast artistico e gran parte della troupe tecnica, dovrebbero essere cittadini italiani. Più una nuova, importante, per me, clausola. Che siano girati in “lingua italiana”.

Una domanda d’obbligo: i tuoi prossimi progetti.

Tra gli altri, sparsi…uno, spero entri presto in area realizzativa…ha un minimo di stanziamento del MIBACT. E’ una storia italiana, con protagonista, una inedita “grande” attrice italiana.

Un augurio al cinema italiano?

Ritrovi l’immensità.

L’intervista è a cura di Franca De Angelis

Scrittori a Venezia – Writers Guild Italia (WGI) incontra gli sceneggiatori presenti con le loro opere alla 72 Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (2-12 settembre 2015).

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