“The Crown” è una serie Netflix di immenso successo che racconta la decennale storia della famiglia reale Windsor a partire dalla proclamazione a regina e imperatrice di Elisabetta II. La Corona del titolo (che nei titoli di testa, si autogenera come dal nulla incarnandosi nel cerchio regale simbolo della monarchia britannica) è il centro del racconto. Ovvero il tema è il rapporto tra la corona e la donna che la indossa. Che cosa succede ad un essere umano elevato al rango regnante? Come ne viene trasformata una ragazza, in quanto donna, figlia, moglie, madre. Che succede a chi le sta intorno? Come ne vengono trasfigurati i suoi rapporti con gli altri? A cosa deve sottostare? A cosa deve rinunciare?

La giovane Elisabetta, timida e innamorata sposina, dall’oggi al domani, inaspettatamente diventa un simbolo, un coacervo formato da un corpo fisico e una corona, quasi una trasmittente che la mette in contatto con ciò che sta oltre, qualcosa che tuti gli altri uomini e donne possono solo immaginare, anzi vogliono immaginare che esista. Elisabetta diventa il centro di tutto: della Storia, di quella con la “S” maiuscola, tutti gli occhi del pianeta sono letteralmente appuntati su di lei. Sulle sue spalle gravano secoli di continuità dinastica e il peso stesso dell’impalcatura istituzionale di una delle monarchie più di successo della storia.

La corona avvinghia Elisabetta e la eleva (o vorrebbe farlo) verso l’alto, mentre la vita di lei (il complesso rapporto con il marito, con la madre, la sorella, i figli, i suoi sogni, i suoi desideri) la tirano inevitabilmente verso il basso. Elisabetta è una donna sottoposta a questa trazione perenne, come fosse un corpo perennemente sottoposto a squartamento. In questa tensione che non ha mai fine, sta il nucleo centrale del racconto della serie: ciò che si è e ciò che si deve essere perché questo vuole la corona.

“The Crown”, la corona, è quindi come un essere simbiotico che si incista nel corpo vivo di Elisabetta e le drena ogni energia. Ma si potrebbe dire al contrario che è Elisabetta a necessitare della simbiosi con la Corona e che sia, perciò, quest’ultima il vero essere vivente, vivente perché eterno per concezione, mentre la sua parte umana è fallata perché mortale.

“The Crown” è meravigliosamente scritta anche perché è una serie tematicamente profonda, ma non solo, è recitata in maniera straordinaria, così come è girata in maniera estremamente efficace. Infatti, le sono stati tributati premi a non finire, non ultimi tutti gli Emmy vinti quest’anno.

In attesa di goderci le nuove puntate della quinta e ultima stagione in uscita quest’anno, eccovi intanto l’analisi della prima stagione.

Giorgio Glaviano

STAGIONE 1

Linee narrative