Un ponte per la coproduzione

L’intervento del Presidente WGI al terzo convegno North meets South durante il recente Nordic Film Fest 2016

Il 22 aprile 2016 all’interno del NORDIC FILM FEST, presso la sala Kodak della Casa del Cinema, in collaborazione con ANICA e WRITERS GUILD ITALIA, si è svolta una tavola rotonda aperta a tutti gli operatori del settore cinematografico, interessati a progetti di coproduzione tra paesi nordici e Italia.

Nel cinema dei Paesi Nordici negli ultimi anni si è assistito all’emergere di una generazione di nuovi autori che hanno conquistato uno spazio significativo nel panorama della cinematografia mondiale, grazie ad una notevole varietà artistica che merita di essere conosciuta e approfondita dal pubblico italiano, obiettivo che è alla base del NORDIC FILM FEST.

Siamo molto lieti di poter dare il nostro contributo al dibattito sulla coproduzione. Su come costruire e rendere stabile questo ponte tra produttori nordici ed italiani.

Un ponte i cui pilastri – inevitabilmente – sono le storie.

Storie che prima di diventare immagine, sono storie scritte. Spesso, non voglio dire quasi sempre, è a questo livello di sviluppo, al livello di scrittura, sia un pitch, un soggetto, o una sceneggiatura, che la coproduzione prende vita.

Siamo dunque noi autori, noi sceneggiatori, soggettisti, – da ambo i lati di questo ponte – il motore, o se vogliamo la benzina, senza la quale un progetto di coproduzione non si avvia.

E’ una bella responsabilità.

Ma esiste un modello, una tipologia ben precisa di storia che nasce PER la coproduzione? C’è una ricetta precisa? Quali sono gli ingredienti narrativi che rendono appetibile un progetto a produttori di diversi paesi?

Ognuno di noi qua credo abbia una sua risposta. Forse è più semplice dire che ogni progetto fa storia a sé.

La riflessione che vorrei condividere qui però è un’altra: quale può essere la funzione culturale di un progetto di coproduzione, oggi?

La narrazione è stimolo e scoperta. Ben prima del cinema, conduceva in luoghi sconosciuti i propri eroi, e attraverso le loro gesta faceva appunto scoprire terre lontane e i loro usi.

Oggi, grazie alla tecnologia, abbiamo il mondo in tasca. Abbiamo la percezione di conoscerlo tutto. E’ solo una percezione certo, ma indubbiamente il richiamo di un racconto ambientato – magari parzialmente – in un esotico paese lontano non è più condizione sufficiente a giustificarlo.

Almeno narrativamente.

In questi giorni mi è ricapitato tra le mani un piccolo testo di Rodolfo Sonego, grandissimo sceneggiatore maestro della commedia all’italiana, lo sceneggiatore principe di Alberto Sordi.

E’ il suo giornale dei sopralluoghi per un film in Australia, Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. Una storia divertente ed amara di un emigrante e di una prostituta in fuga. Sonego viaggiò molto per scrivere vari film ambientati all’estero. Era il suo segno distintivo. E con Sordi realizzò anche Il Diavolo (Karlek i Stockholm), Orso d’Oro a Berlino nel ’63.

“Un film fatto – dice Tatti Sanguinetti nella post fazione – di cose filmate nelle due ore e mezza della luce di Stoccolma d’inverno. Il mondo agnostico, le donne indipendenti, la socialdemocrazia rosa con il suo record di suicidi, i pastori di Dreyer, il retro degli specchi di Bergman, il castello di Amleto, i giovani efebi omosessuali e persino la cerimonia del Nobel ripresa con la candid camera dal cameramen in smoking a poche poltrone da Re Gustavo.”

Amedeo Ferretti il buffo commerciante di pellami in trasferta interpretato da Sordi, fantasticava – sul treno che lo portava in Svezia – leggendo il testo di un fantomatico depliant turistico svedese, naturalmente scritto da Sonego

“Caro amico, quando arriverai nel nostro paese di buio e di silenzio ,incontrerai delle donne che non ti domanderanno chi sei, se hai moglie o figli, non ti faranno stupide domande, ti prenderanno per mano e ti porteranno nella loro casa, accenderanno due candeline, ti guarderanno negli occhi in silenzio e in quel silenzio profondo e misterioso capirai che fino ad allora non eri mai stato un uomo felice.”

Si potrebbe ancora scrivere e magari co-produrre un progetto così?

Magari a parti invertite? Con un commerciante svedese in trasferta qua in Italia con le stesse intenzioni, diciamo bellicose. Chissà, magari sarebbe anche un successo…

Rimane, almeno per me, la convinzione che oggi – a differenza di allora – non esista più tanto o solo un “immaginario collettivo italiano” oppure “Svedese, norvegese, francese” e così via… ma ci sia un immaginario europeo che noi autori abbiamo in qualche modo il dovere di dover riuscire ad intercettare e ad esprimere nelle nostre storie.

Per raccontare un’Europa che già esiste, nella percezione in particolare dei giovani. Che viaggiano sul web e non solo, fanno l’Erasmus, hanno un sentire comune che è più avanti di quello che purtroppo la politica ed politici sanno restituire.

La sensibilità di noi autori è già li.

Lo dimostrano questi incontri che organizziamo invitando i nostri colleghi nordici, in cui le nostre esperienze professionali ed i punti di vista con i quali raccontiamo i personaggi delle nostre storie, ci fanno sentire molto vicini. Già pronti a rivolgerci non solo al nostro pubblico di riferimento ma di fare racconto con un respiro internazionale. Internazionale con un’identità europea.

Due parole per finire sulla realtà italiana, che crediamo abbia più bisogno di altre di occasioni di apertura come questa.

C’è un mondo di autori, film makers e giovani produttori che preme per potersi esprimere al di là dei vincoli – sul piano produttivo, industriale ed espressivo – delimitati da una certa rigidità del nostro mercato dell’audiovisivo.

Un mercato che, auspichiamo sinceramente, la nuova legge sul Cinema contribuirà ad innovare e a sostenere con un nuovo slancio. Proprio destinando alla scrittura e dunque alla ricerca e allo sviluppo, risorse ma soprattutto autonomia.

Riconoscendo alla scrittura il ruolo di motore, come abbiamo appena visto, del percorso produttivo di un’opera. E soprattutto garantendo agli sceneggiatori che non debbano essere più loro a farsi carico del rischio d’impresa, come purtroppo – ancora oggi – avviene spesso. Troppo spesso.

Tornando alle coproduzioni

La sfida che abbiamo tutti davanti, sceneggiatori, registi, produttori, film makers, è cercare di fare rete a livello europeo per affrontare il confronto con i potentissimi competitors che si stanno consolidando anche sui nuovi media. Per farlo, per cogliere quella che è anche una grande opportunità oltre che una sfida, è necessario uscire dagli schemi convenzionali.

C’è un’enorme richiesta, nient’affatto ridimensionata dai nuovi media, che richiede una predisposizione a cercare occasioni di confronto e di collaborazione come questa.

Ci sono molte storie da scrivere e da filmare che già ci aspettano, metterle insieme spetta a noi.

Writers Guild Italia, nel fare la sua parte, in questa occasione ha organizzato insieme agli amici dell’Anica, una sessione di pitch raccogliendo una trentina di progetti tra i propri iscritti che tra poco saranno presentati ai produttori nordici.

Speriamo che sia solo l’inizio di uno scambio e di un confronto sempre più proficuo per lo sviluppo delle industrie audiovisive dei nostri paesi.

Continuiamo su questa strada e se il modello funziona – oltre a dare appuntamento al prossimo anno, ci dichiariamo – perché no – disponibili sin da ora a restituire la visita

Grazie ancora a tutti

Carlo Mazzotta, Presidente WGI

One thought on “Lo sceneggiatore europeo

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