La Writers Guild Italia è nata con il preciso intento di valorizzare e di far rispettare, sotto ogni aspetto, il lavoro professionale degli sceneggiatori e quindi anche la loro immagine pubblica. La sezione SCRITTO DA, sotto l’egida di WRITTEN BY, la prestigiosa rivista della WGAw, raccoglie e diffonde la voce degli sceneggiatori italiani, per tentare di supplire alla grande disattenzione con cui gli scrittori vengono penalizzati dalle comunicazioni dei festival e degli organi di informazione.

 

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SCRITTORI A VENEZIA

Writers Guild Italia (WGI) incontra gli sceneggiatori italiani presenti con le loro opere
alla 70° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto-7 settembre 2013).
 
 
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MARCO PETTENELLO

Marco Pettenello è sceneggiatore di La prima neve, inserito nella sezione Orizzonti, e che verrà proiettato il 6 settembre nella Sala Grande e il 7 al PalaBennale. Pettenello è anche co-sceneggiatore di Zoran, il mio nipote scemo, che abbiamo già presentato con l’intervista a Pier Paolo Piciarelli.

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Caro Marco, anche a te, come ai tuoi colleghi, chiediamo di farci un pitch in poche righe. Però per te il lavoro è doppio visto che hai due film a Venezia: La prima neve, e Zoran, il mio nipote scemo.

La prima neve: un africano che voleva andare a Parigi a fare lo scultore finisce a lavorare per un vecchio falegname in una valle del Trentino. Il film racconta il suo incontro con il nipote del vecchio, undici anni, un ragazzino molto irrequieto che ha perso il padre da poco, e di come questo incontro cambierà le loro vite.

Zoran: Un bevitore di provincia, misantropo, rancoroso e pieno di difetti, si trova a dover prendersi cura di un nipote sloveno che non ha mai conosciuto e che gli appare come un deficiente totale. A un certo punto, però, scopre che il ragazzo è un genio delle freccette e decide di usare questa dote per farci dei soldi.

Le storia dell’idea: come sono nati i soggetti di questi due film e come sono stati condivisi con regista e produttore?

Dopo Io sono Li, con Andrea Segre abbiamo soppesato una serie di idee fino a quando ho ricevuto una sua mail dal Trentino, dov’era in vacanza, con lo spunto di La prima neve. Io avevo dei dubbi, ma poi ci siamo visti a Roma e lui mi ha convinto mostrandomi un bel documentario su un gruppo di teppisti di montagna. Allora, ho capito cos’aveva in mente e ci siamo precipitati a scrivere il soggetto. A Francesco Bonsembiante, il nostro produttore, è piaciuto da subito e si è  messo nell’ottica di realizzare il film.

Il soggetto di Zoran invece non so com’è nato, perché io sono intervenuto durante la sceneggiatura.

Quali sono i punti di forza delle due storie?

La prima neve mi piace molto, ha la qualità di un bel film europeo contemporaneo e il grande cuore di un film italiano dei tempi d’oro. E poi ci sono degli splendidi attori, a partire dal protagonista Matteo Marchel.

Zoran ha una bella trama da commedia, snella, efficace ma non fatua, perfetta per quel fenomeno di Beppe Battiston, una bomba atomica del cinema italiano che per motivi a me incomprensibili è solo alla sue seconda interpretazione da protagonista.

A quale pubblico (se c’è un pubblico particolare) pensavate di rivolgervi?

Quello che mi piace del cinema che facciamo con Andrea è che, pur cercando di essere ben fatto, non è incomprensibile per le persone semplici. Forse perché, né io e né Andrea, abbiamo studiato cinema prima di fare questo mestiere e questo ci mantiene, per così dire, un po’ ingenui. Credo sia importante non farsi intrappolare nella triste dicotomia tra filmacci di facile smercio da una parte, e dall’altra un cinema da festival destinato a un pubblico introdottissimo. Non parlo di cercare una via di mezzo ma di fare film belli, così belli che non serva essere esperti per rendersene conto.

Zoran è una commedia un po’ balorda, forse sporca ma a suo modo di qualità come un buon vino naturale, un film autentico che piacerà a chiunque abbia un cuore e un senso dell’umorismo. Oggi c’è un po’ di disorientamento su quale dovrebbe essere il pubblico di una commedia italiana di qualità, e questo problema lo dobbiamo risolvere a forza di bei film.

Raccontaci un po’ della tua avventura professionale con questi due film.

Come dicevo, dopo “Io sono Li”, Andrea e io abbiamo esplorato una serie di idee fino a fermarci su questa. Abbiamo scritto piuttosto rapidamente un soggetto di una decina di pagine, che poi si è gradatamente allargato fino a una specie di trattamento. Nel frattempo i nostri produttori ci hanno messi sotto contratto e senza particolari intoppi siamo passati alla sceneggiatura, le cui ultime stesure hanno molto beneficiato dei sopralluoghi fatti in Trentino, del casting e delle prove con gli attori, a cui ho avuto il piacere di partecipare così come più tardi sono stato spesso al montaggio . Il film è entrato in produzione in tempi piuttosto rapidi grazie al coraggio della Jole Film, che ha saputo correre dei rischi quando ce n’era bisogno.

Riguardo a Zoran, nelle prime stesure di Daniela Gambaro, Matteo Oleotto e Pierpaolo Piciarelli il ragazzino sloveno era un campione del cubo di Rubik, ma c’è stato un problema con gli aventi diritto del cubo, che chiedevano delle cifre spaventose, e allora è venuta l’idea di sostituirlo con le freccette. Io sono intervenuto a quel punto, traghettando il copione verso le freccette e al contempo rivedendo con loro tutta una serie di scene e aspetti strutturali. Sono anche stato a Gorizia con Matteo a vedere i luoghi del film, incontrare un po’ di bevitori locali e ascoltare cori amatoriali, ed è stato molto bello.

Quali sono i lati del tuo lavoro che ti stanno più a cuore, quello per cui hai combattuto in questo film?

Mi sta molto a cuore il rapporto professionale che ho con Andrea, il fatto di costruire insieme un tipo di cinema, una poetica. Non mi è mai sembrato di combattere se non insieme a tutti gli altri che facevano il film.

Anche nel caso di Zoran mi sono trovato in un gruppo di persone adorabili, oneste a appassionate, a partire da Matteo e dal produttore Igor Princic, con cui lavorare è stato un piacere, anche se il compenso non era granché (a tutt’oggi ho visto solo trentasei bottiglie di Tocai, buonissimo per altro). Se ho combattuto è stato solo perché il film venisse meglio possibile.

A che punto della tua carriera arrivano questi due film?

Sono il mio ottavo e nono film che escono in sala. Quest’inverno uscirà anche il prossimo di Carlo Mazzacurati, e con quello fanno tre bombe da sganciare. Speriamo di colpire qualcosa di grosso. Sono contento di come va la mia carriera negli ultimi anni, quello che invece vivo un po’ come un fallimento è che il cinema di qualità in Italia non abbia l’attenzione che gli compete. Spero che questi due film contribuiscano, per quello che possono, a migliorare questa situazione perché sono dei bei film, fanno ridere e fanno emozionare. In molte città esistono ancora delle belle sale in cui andare a vederli. Andateci. Io mi aspetto grandi soddisfazioni da tutti e due. Per adesso mi piace molto il rapporto che ho con i due registi e i due produttori, con i quali sono felice di costruire un cammino insieme, di creare due lingue e due alfabeti cinematografici che spero siano destinati a durare.

Ti sei sentito rispettato nel tuo ruolo? (rapporti con il regista, con la produzione…)    

Assolutamente sì, in entrambi i casi.

Vai a Venezia? Ti ha invitato il festival? Ti ha invitato la produzione?

Sì, andrò. Sono stato invitato dalle due produzioni.

L’ufficio stampa ti ha invitato alle presentazioni e alle conferenze stampa?

Non ancora, ma immagino che lo faranno. Tutte le altre (cinque) volte che sono venuto a Venezia sono stato invitato a presentazioni e conferenze stampa. L’unica eccezione è stata con Io sono Li alle Giornate degli Autori del 2011, dove all’incontro con il pubblico c’era posto solo per regista e attori.

Non c’è un Leone alla sceneggiatura. Che ne pensi?

Penso che dovrebbe esserci.

Qual è la tua relazione prevalente nei confronti dei tuoi colleghi sceneggiatori?

Noi sceneggiatori lavoriamo spesso in gruppo, e questo ci rende socievoli e relativamente poco invidiosi dei colleghi. Qualcuno che mi sta antipatico ovviamente c’è, ma la gran parte dei miei colleghi mi piacciono e tra di loro ho molti amici. Il nostro mestiere richiede molta ambizione, perché è difficile ottenere dei risultati, però devi anche saper fare il comprimario perché la tua non è mai l’ultima parola, il tuo nome non va mai in cima alla lista e per quanto ti possa andare bene ci sarà sempre qualcuno che ti chiama “scenografo”. Devi saper contenere il tuo ego. Credo che la combinazione di queste due esigenze aiuti a mettersi nella giusta posizione per guardare il mondo, e crei dei caratteri piacevoli, gente magari un po’ distaccata ma che quasi sempre ama quello che fa.

L’intervista è a cura di Aaron Ariotti.

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Marco Pettenello  has written two films competing at The Venice Film Festival,  “La prima neve” ( The first snow) and   “Zoran, il mio nipote scemo”.( Zoran,  my dumb nephew)

“La prima neve”. A four lines pitch.

An African who wanted to go to Paris to become a sculptor ends up in working for an old carpenter in a valley in Trento. He encounters the old carpenters‘ grandson , a restless eleven years old kid who has just lost his father. The  film tells about how their relationship will change their lives.

Where did you you get the idea for your story?

After “Io sono Li” ( I am Li) Andrea Segre ( director)  and I weigh up several ideas until he sent me a mail  from Trento with the idea of  La prima neve.  I must say I was not that sure about it but we met in Rome and Andrea showed me a great documentary about a bunch of mountain young thugs.  I understood immediately what he had in mind and we started writing the story. Francesco Bonsembiante, our producer, liked it right away and decided to make it.   

Why  do you think it works?

I like La prima neve very much because it has the quality  a contemporary  European film and the heart of an oldie but goodie Italian movie. Moreover actors are great, starting with the lead     Matteo Marchel.

How was your professional adventure in this film?

The locations survey in Trento helped us a lot for the last drafts of the script. So as casting and rehearsals with actors I shared with the director. In the same way I was given the pleasure to follow editing. The film got into production quite quickly thanks to the courage of Jole Film which took a chance when needed.

At which step of your career do these two films come?

They are my 8th and  9th  film. This fall next film by Mazzacurati will open.  We hope to hit the spot. In the last years I am happy about my career but I do feel a bit like a failure the fact that quality cinema in Italy does not get the attention it  deserves.

Did you feel that your professional competence has been respected by the director and the production.

Totally, for my two films.

Do you go to Venice?  Have you been invited? And what about press conferences?

Yes, I have been invited by both productions for my two films. With regard to press conferences every time I came to Venice I was invited. The only exception was “Io sono Li”  in 2011 when  only the director and the actors did attend.

There is no Lion for best screenplay. Only an anonymous award. Although voted by the International Jury,  it is the last in the list and is passed over in silence, 

I think there should be one.

La sintesi dell’intervista e la sua versione in inglese sono a cura di Jean Ludwigg.