Master RAI a  Perugia

Conclusa l’esperienza didattica dei corsi romani di sceneggiatura RAI-SCRIPT in collaborazione con Dino Audino editore, la RAI Fiction ha lanciato nel 2015  il Master di scrittura seriale di fiction, in collaborazione con il Centro di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo, dove da sempre vengono formati i giornalisti RAI.
Il nostro socio Ivano Fachin è risultato tra i giovani scrittori ammessi al Master. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.

Partiamo dal luogo: il centro di giornalismo di Perugia. Una villa settecentesca tra vallate, limoni e bossi, un posto magnifico. Certo, la scuola più esattamente si trova a Ponte Felcino, dove la cosa più eccitante che c’è è la farmacia, ma Perugia è vicina, e a pochi passi dalla Villa si trova un indimenticabile percorso verde lungo il Tevere dove correre o passeggiare. La Rai ha selezionato un gruppo di sedici straordinari esseri umani, talenti diversi e inaspettati, e ci siamo trovati, armati di esperienze diverse ma dallo stesso entusiasmo, ad iniziare un percorso di cui, inizialmente, sapevamo poco.

Il Master, coordinato da Paola Masini, e sotto la supervisione della direttrice di Rai fiction Tinni Andreatta, ha scelto un team di insegnanti tra i più bravi e conosciuti sceneggiatori in circolazione, professionisti della scrittura televisiva e non solo. E’ difficile citarne qualcuno senza recare offesa agli altri. Da Stefano Bises a Peter Exacustos, da Stefano Sardo a Nicola Lusuardi, per non parlare di Monica Zapelli, Leonardo Fasoli, Ivan Cotroneo, Elena Bucaccio, Andrea Porporati, e potrei continuare a lungo. Ognuno di loro ha portato un diverso approccio, una diversa postura nei confronti della storia e dei personaggi; dove c’era differenza però non c’era contraddizione: diversi gli stili, le tecniche, la termodinamica delle emozioni, ma la traiettoria da seguire era sempre la stessa. Esplorare i personaggi, le storie, scardinare il punto di vista, immergersi fino a vedere il fondale ed essere sommersi nel proprio materiale narrativo, per poi essere capaci di riemergere ed osservare il proprio operato dall’alto, in un gioco di emersione e immersione faticoso, divertente, imprescindibile.

Tanti gli strumenti, alcuni nuovi, altri conosciuti, ma ora ammantati di una consapevolezza del tutto nuova: l’importanza della ricerca, della documentazione, la necessità e il gusto di dare vita ai di propri personaggi e sintonizzarsi emotivamente con loro, la creatività come processo, l’importanza del punto di vista e le conseguenze pertinenti e inevitabili sulla storia. Inoltre anche certe pratiche del mestiere, consuetudini e tecniche che aiutano quando la drammaturgia trova un ostacolo lungo il percorso. Il continuo invito ad avere in mente il senso profondo di ciò che si sta raccontando, la posta in gioco e il proprio collegamento con la storia, amare i personaggi senza giudicarli. Farsi guidare da loro, perché è il personaggio al centro della serialità, è con lui e tramite lui che esploriamo temi e sentimenti con la possibilità di andare a fondo come in poche altre occasioni narrative.

È stato molto affascinante vedere all’opera molti dei nostri insegnanti destreggiarsi con le storie e i loro protagonisti con una semplicità sorprendente, un rapporto simbiotico e naturale che faceva sembrare tutto estremamente facile, mentre facile non è affatto.

Altra esperienza illuminante è il lavoro di gruppo. Dicono che per scrivere serve un nemico, per me servono anche degli alleati. Durante questi quattro mesi dover creare, pensare e confrontarci in gruppi, ci ha permesso di provare emozioni fortissime, e di lavorare alla storia pretendendo sempre da noi stessi la migliore soluzione possibile. Il gruppo obbliga ad un alto rendimento e a un approccio mai superficiale grazie a vicendevoli editing, critiche, proposte e discussioni. Almeno le prime nove ore.

Per quel che mi riguarda l’insegnamento più importante è che, in fondo, il metodo è il tuo, è tuo lo stomaco, è tua la sensibilità, ci devi essere tu lì dentro, senza perdere le redini di quello che scrivi, e contemporaneamente, devi essere consapevole di come le storie funzionano: capire dove e come si inserisce la tua storia nella narrazione contemporanea, vedere la struttura, riconoscerne i movimenti, imparando ad essere abili lettori dei testi a cui ci si avvicina. Se leggi, interpreti, bene e tanto, anche narrazioni diverse tra loro, dalla musica alla narrativa e oltre, allora avrai anche gli strumenti per tirar fuori qualcosa che per te è rilevante, e se lo è per te parlerai ad altri, al collettivo.

Queste sono solo alcune delle suggestioni e delle conoscenze raccolte durante i quattro mesi di corso, difficile raccontarli tutti e riassumere in modo esauriente un percorso variegato e multiforme. Ora subentra l’ultima fase del master, dobbiamo finire di scrivere le puntate pilota delle serie che abbiamo sviluppato in questi mesi e che abbiamo pitchato e presentato alla dott.ssa Andreatta, e consegnare le sceneggiature entro fine ottobre. Dopodiché la Rai ci affiancherà ad una produzione per realizzare un’esperienza in una writing room nella fase di sviluppo di una serie televisiva.

Un pensiero a tutti i miei compagni di corso, Ad Maiora!

Ivano Fachin

 I Guardiani della Soglia – La Writers Guild Italia è nata con l’intento di sostenere gli sceneggiatori. Questa rubrica – che prende il nome da uno dei gradini del classico manuale di scrittura Il Viaggio dell’Eroe di C. Vogler – si rivolge ai più giovani e indaga le vie d’accesso alla professione.

One thought on “Scrittori sui banchi: Ivano Fachin

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