The Witcher

Stagione 01 

 

YENNEFER, LA MAGA: IL VIAGGIO ALLA RICERCA DI UN LASCITO

di Jacopo Lucernoni

 

Uno degli elementi che contraddistinguono la serie televisiva è il fatto di avere tre protagonisti fin dal principio. Nei romanzi, Geralt domina la scena nei primi due volumi, iniziando a condividere il palcoscenico con Yennefer e Ciri solo dal terzo in poi. Nei videogiochi invece, il witcher è l’indiscusso protagonista in tutti i titoli, a parte alcuni brevi momenti in Wild Hunt in cui il giocatore veste i panni di Ciri. La serie televisiva invece inizia narrando le vicende di tutti e tre, prese singolarmente, dandogli grosso modo lo stesso tempo di scena. Geralt, Yennefer e Ciri vengono quindi posti su un pari livello e la serie non potrebbe sussistere senza uno di loro. È quindi necessario soffermarci anche sugli altri due protagonisti, per comprendere appieno il carattere della serie TV. Dopo Geralt, il secondo personaggio fondamentale è certamente Yennefer di Vengerberg, maga potente e grande amore del witcher.

All’interno dei romanzi, Yennefer esordisce solo al momento del suo incontro con Geralt e il suo passato è soltanto accennato, mentre la serie TV ci racconta in dettaglio la sua storia prima che diventasse una maga. Allo stesso modo, mentre nei romanzi Yennefer acquisisce un proprio filone narrativo solamente dal terzo volume, Il sangue degli elfi, nella serie lo detiene fin dall’inizio. Mentre il lettore dei romanzi ha quindi occasione di conoscere Yennefer inizialmente solo dalla prospettiva di Geralt, lo spettatore della serie ha un contatto identificativo diretto con lei, e può anche sperimentare in prima persona il suo passato. Questo conferisce una maggiore profondità al personaggio rispetto alle sue controparti dei romanzi e dei videogiochi, poiché si può osservare il suo intero viaggio trasformativo, da timida ragazza gobba a potente maga.

Fin dall’inizio della serie TV viene mostrato un aspetto che accomuna la maga e il witcher: la condizione di emarginazione. Nel secondo episodio della prima stagione, Quattro marchi, nel quale Yennefer viene introdotta, la vediamo come una giovane ragazza soggetta all’astio non solo della propria comunità, ma anche della propria famiglia. Pare non avere alcun amico al mondo, subisce maltrattamenti dai suoi compaesani e anche dal padre adottivo, che arriva addirittura a venderla a una completa estranea per soli quattro marchi.

Ciò che rende Yennefer bersaglio di discriminazione è fondamentalmente il suo aspetto fisico, in quanto ha la spina dorsale deformata, il che le conferisce un aspetto grottesco. Tale deformità è anche frutto del fatto che è figlia di due mezzelfi, e quindi elfo per un quarto lei stessa. In maniera molto simile a Geralt, la sua condizione discriminata è dovuta quindi a cause di natura fisica ma soprattutto razziale. E proprio come il witcher, Yennefer è sola, senza nessuno che la ami. L’unica eccezione pare essere la madre Kaveri, che tuttavia non la difende dagli abusi del patrigno né si oppone quando le viene portata via.

Yennefer è dotata di poteri magici per nascita e questo attira l’attenzione della rettrice maga Tissaia de Vries, la quale si reca a casa sua, la compra dal padre per quattro marchi (trattando anche sul prezzo) e la trascina di forza ad Aretuza, l’accademia di Magia. Tissaia dunque, parafrasando Vogler, riveste il ruolo di Messaggero[1], in quanto trae l’eroina fuori dal suo Mondo Ordinario. Tale gesto viene compiuto contro la volontà di Yennefer, la quale si ritrova in un nuovo mondo completamente sconosciuto, in preda alla paura e alla tristezza dell’abbandono. Ella vive così la traumatizzante esperienza dello sradicamento. Al contrario di Geralt, il quale è fin dall’inizio solo e privo di radici, tanto da essersi adattato alla propria condizione, Yennefer vive l’esperienza di perdere ogni cosa, di essere portata via da tutto ciò che le è familiare e non avere più nessuno al mondo. L’esperienza è talmente traumatica da spingerla a tentare il suicidio.

Yennefer morirebbe se non fosse per l’intervento di Tissaia, la quale diventa una figura centrale nella prima fase di sviluppo della giovane maga. La rettrice infatti, oltre a essere un Messaggero, è prima di tutto una Mentore, poiché istruisce Yennefer alla Magia ed è la prima a riconoscere il suo valore come maga. Ma riveste anche il ruolo di Guardiano della Soglia, poiché i suoi metodi di insegnamento sono assai severi: sottopone Yennefer a continue prove, rimproverandola aspramente quando fallisce e rifiutandosi addirittura di chiamarla per nome (utilizza invece l’appellativo denigratorio di “Guardamaiali”). Yennefer si guadagna il rispetto di Tissaia nel momento in cui riesce a ottenere, con l’inganno, un fiore magico da Istredd, il giovane mago di cui è innamorata.

Con questo gesto Tissaia riconosce la volontà di Yennefer a raggiungere i propri obiettivi e, allo stesso tempo, la stessa Yennefer rivela per la prima volta la propria natura di personaggio Mutaforma[2]. Significa che essa, per conseguire le proprie ambizioni, dovrà ricorrere spesso all’inganno e si ritroverà nella necessità di dover cambiare sé stessa, sia interiormente che esteriormente, in genere pagando un caro prezzo e rischiando anche la vita.

La prima di queste traumatiche metamorfosi avviene nell’episodio Luna traditrice, quando Yennefer, allo scopo di ottenere un posto come consigliera alla corte reale che desidera, si sottopone a un trattamento magico che corregge la sua deformità e la trasforma in una donna bellissima. Il trattamento però, è dolorosissimo e durante la procedura rischia la morte. Ma soprattutto, il prezzo che Yennefer paga per acquisire il suo nuovo aspetto è la perdita della fertilità. Nel momento in cui acquisisce ciò che desidera, perde qualcos’altro: diventa una maga a pieno titolo e ottiene il posto a corte, ma non potrà più generare figli.

Curiosamente, Yennefer deve spesso sottoporsi a dolorose metamorfosi proprio per riscattarsi dalla posizione di emarginazione in cui il mondo tenta continuamente di relegarla. Ottiene il fiore magico da Istredd con l’inganno perché all’accademia non riesce a progredire negli studi ed è l’ultima della classe e si sottopone all’operazione magica perché la Confraternita dei maghi vuole negarle il posto a corte a causa del suo sangue elfico. Ma Yennefer non è il tipo da accettare di essere messa in disparte, perciò si sottopone a delle prove in cui rischia tutto, per dimostrare all’ostile mondo che la circonda che lei non ha debolezze né paure ed è disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. Così, mentre il witcher Geralt cerca di mantenersi il più possibile distaccato dal mondo con tacita rassegnazione, e la giovane Ciri non può fare altro che cercare di sopravvivere agli eventi, la maga Yennefer tenta di modificare la propria condizione, come simboleggia il suo nuovo raggiante aspetto.

La metamorfosi, naturalmente, non è solo fisica: una volta compiuto il rituale magico, lei cessa del tutto di essere la giovane ragazza di campagna vessata dalla famiglia e dai compaesani. È una donna matura, determinata e consapevole delle proprie capacità. Yennefer, quando interagisce con altre persone, bada sempre a non mostrare alcun punto debole e rimarca la propria superiorità. Guarda tutti dall’alto in basso ed è testardamente contraria all’idea di chiedere aiuto per qualcosa, anche quando ne avrebbe bisogno. Ciò serve a nascondere le sue fragilità interne che nonostante tutto permangono: gli sforzi che una donna deve compiere per emergere nella società, la sofferenza che vede intorno a sé, ma soprattutto, la mancanza di qualcuno che la ami. Anche da questo punto di vista il carattere è rispecchiato dal suo aspetto fisico: una proverbiale bellezza che cela nel profondo un corpo mutilato.

Ben presto, Yennefer si pente della sua decisione di sacrificare il più grande dono del suo essere donna, cioè la capacità di creare la vita. Una volta realizzata la futilità del potere e del prestigio sociale, e aver constatato l’ipocrisia dell’ambiente cortigiano, il suo obiettivo cambia. Sente il bisogno di recuperare la fertilità, così da poter lasciare qualcosa di sé al mondo.

Tale obiettivo, tuttavia, non fa che accentuare la sua condizione di esclusione. La spinge a rompere i contatti con la Confraternita dei maghi, che non approva la sua decisione, e ad entrare nel giro della magia illegale. Arriva anche a rifiutare i consigli di Tissaia e a rigettarla come sua Mentore, spingendosi sempre di più nella solitudine.

È interessante come nel corso del suo viaggio lei continui a sfidare: sfida la società patriarcale in cui vive, utilizzando la Magia e la seduzione per manipolare gli uomini; sfida le istituzioni dei maghi, denunciandone l’ipocrisia e le ingiustizie; sfida il mondo crudele, non lasciando che alcuno o alcunché possa controllare il suo Destino. Non vuole riacquisire la fertilità solo per avere qualcuno da amare, ma anche perché è un sacrificio che le è stato imposto; sente di essere stata derubata di qualcosa di prezioso e la rivuole indietro. Per le suddette ragioni, Yennefer può essere considerata l’autentico Eroe della prima stagione, poiché ella non si limita a subire la crudeltà del mondo, ma tenta invece di cambiarlo, pur essendo all’inizio interessata solamente al proprio vantaggio.

È nel corso di questa sua disperata ricerca, nel momento in cui ella è più sola che mai, che avviene l’incontro con Geralt. Nel quinto episodio, Desideri incontenibili, Geralt deve chiedere l’aiuto di Yennefer, essendo il suo amico Ranuncolo in pericolo di vita. Sin dal loro incontro è evidente come il witcher intuisca che l’atteggiamento altezzoso di lei celi in realtà un fragile ego. Egli non si lascia intimorire dal suo aspetto e ribatte ai suoi commenti taglienti con osservazioni altrettanto mordaci. Yennefer è costretta ad utilizzare al massimo le proprie abilità da Mutaforma per far cadere l’arguto witcher nella propria trappola, poiché il suo autentico scopo è quello di acquisire il controllo del jinn che ha ridotto in fin di vita Ranuncolo, in modo da acquisire il potere di restaurare la propria fertilità. Tutto sembra andare secondo i piani dell’astuta maga, ma quando ella tenta di trasformare il proprio corpo nel condotto del potere del jinn, l’incantesimo le sfugge di mano e rischia seriamente di morire. Anche in questo caso, Yennefer sceglie di sottoporsi a una pericolosa e dolorosa metamorfosi per conseguire il proprio scopo, ma questa volta nemmeno la sua volontà di ferro è sufficiente.

Questa storia ci rammenta il fatto che, a volte, volere qualcosa troppo intensamente può portare all’autodistruzione. Da questo punto di vista, Yennefer è un personaggio che tende costantemente verso il Caos: esso è fonte di cambiamento, poiché può disfare quello che è stato e forgiare qualcosa di nuovo, ma è anche agente di distruzione se non è controllato. Yennefer è come un fiume impetuoso, che travolge tutto ciò che incontra sul suo cammino, senza riguardo per i danni che provoca. Nel caso del jinn lei tenta di dominare il Caos senza esserne in grado, rischiando così di distruggere non solo sé stessa, ma anche un’intera città.

Proprio nel momento più critico interviene Geralt ad aiutarla. Il witcher inizialmente cerca di invitarla a desistere dai suoi propositi, offrendole anche il suo ultimo desiderio, ma lei, testardamente, rifiuta. Non è nella natura di Yennefer accettare compromessi né di essere sottomessa a qualcun altro. Per lei vale il famoso principio del “tutto o niente”. Allora, Geralt esprime il desiderio di legare i loro destini. Lo fa per amore, e in questo modo le salva la vita. Il gesto del witcher contiene una preziosa lezione per lo spettatore: ci dimostra che un atto d’amore può salvare dagli impulsi autodistruttivi. Tra i due sboccia così la passione, nella quale però si cela un dubbio fondamentale: se il loro sentimento sia reale o frutto invece del desiderio esaudito dal jinn.

Nell’episodio successivo, Specie rare, la relazione tra Geralt e Yennefer si rivela tutt’altro che rose e fiori. I due si ritrovano dopo essersi lasciati già una volta, sembrano riconciliarsi ma, alla fine dell’episodio, lei rompe il rapporto, non credendo alla sincerità dei sentimenti di Geralt. Anche in questo caso, il suo rifiuto è generato dal non voler accettare alcun tipo di imposizione esterna: il loro amore è in apparenza frutto di un desiderio esaudito tramite la Magia, quindi non è reale. A Yennefer non basta un sentimento d’amore contraffatto. In tal caso, potrebbe facilmente utilizzare la Magia per far innamorare qualcuno, mentre lei brama invece il sentimento autentico, che non crede Geralt possa darle. Con tutta probabilità il seguito della serie mostrerà che il sentimento tra loro è autentico, ma per il momento, la loro storia si conclude provvisoriamente con una rottura. Ulteriori sviluppi vengono rimandati alla stagione successiva.

Nei romanzi, da cui la serie trae ispirazione, la storia d’amore tra Geralt e Yennefer è ancora più tormentata: fatta di continui litigi, abbandoni, ritrovi e tradimenti, insieme a passione sfrenata e affetto sincero. Riguardo ai videogiochi, invece, è interessante notare come Yennefer sia assente nei primi due titoli, benché menzionata, e compaia solamente nel terzo, Wild Hunt. Negli altri due videogiochi, invece, il suo posto di principale figura femminile della storia e interesse romantico di Geralt viene preso un altro personaggio: la maga Triss Merigold, anch’essa creata da Sapkowski.

È probabile che gli sceneggiatori della CD Projekt RED, per avere mano più libera con la storia, abbiano preferito dare a Geralt un interesse romantico dalla personalità meno definita rispetto a Yennefer, che invece sarebbe stata un personaggio potenzialmente ingombrante tanto da fare ombra al protagonista. Inoltre, solamente i giocatori che avessero letto i libri avrebbero saputo della ragione del loro amore quando, come già detto, la casa di produzione polacca mirava a un pubblico più vasto. Triss Merigold, essendo un personaggio secondario all’interno dei romanzi, si prestava a essere sviluppata in maniera più libera. I suoi sentimenti per Geralt, che nei romanzi non sono mai corrisposti, la rendevano un’ottima candidata come interesse romantico per il protagonista dei videogiochi. Grazie all’espediente dell’amnesia di Geralt, Triss poteva svolgere il ruolo di nuovo amore principale del witcher, non avendo lui memoria di Yennefer.

In seguito, nel corso del gioco, gli utenti possono vivere la storia di Geralt che recupera la memoria e quindi, anche il ricordo della sua amata, fino al suo ritorno in Wild Hunt. In tale titolo, Geralt arriva a trovarsi in mezzo a un vero e proprio triangolo amoroso con le due maghe[3] e il giocatore ha la possibilità di scegliere se metterlo in coppia con Yennefer o con Triss. Così, mentre nei romanzi e nella serie televisiva Yennefer è decisamente preponderante rispetto a Triss, in Wild Hunt esse diventano due personaggi principali di pari livello. Diversi opinionisti hanno fatto notare come probabilmente per il pubblico non familiare con i romanzi la scelta più logica sia Triss[4], avendola avuta come compagna per due giochi su tre, mentre i lettori dei romanzi tendano di più a scegliere Yennefer, in quanto unico grande amore “canonizzato” di Geralt.

È interessante notare come nei videogiochi il ruolo di Yennefer venga ridotto al minimo rispetto alle sue controparti sia in termini di spazio sulla scena che di azione narrativa. Non solo compare solamente nel terzo titolo ma perde anche il proprio autonomo filone narrativo e, di conseguenza, la sua qualifica di Eroe coprotagonista. Il giocatore non veste mai i suoi panni e lei stessa non subisce alcun tipo di cambiamento interiore. La Yennefer del videogioco, poi, è molto diversa da quella della serie televisiva, in quanto ricalca molto di più la controparte dei romanzi, dal carattere assai più freddo e altezzoso. È molto sfumata anche la sua caratteristica di Mutaforma, in quanto non fa più uso del proprio fascino e della sessualità per ottenere i propri scopi, tendendo invece ad essere più diretta nell’affrontare le sfide.

In effetti, la Yennefer del videogioco mostra soprattutto i tratti del Mentore severo, poiché il suo ruolo consiste soprattutto nel dispensare consigli ed elaborare strategie: senza il suo supporto, il Geralt del videogioco non riuscirebbe mai a trovare Ciri. Tutto ciò è dovuto al fatto che la Yennefer dei videogiochi, essendo maggiormente ispirata ai romanzi, ha già percorso il suo viaggio. In questo modo, da Mutaforma è diventata Mentore, da maga ambiziosa è diventata una figura materna. Il suo personaggio non evolve nel videogioco perché ha già raggiunto il suo traguardo.

La Yennefer della serie TV, invece, ha ancora molta strada da percorrere. A seguito dell’avventura col drago Villentretenmerth, Yennefer sembra prendere coscienza del fatto che non riuscirà mai a riacquisire la fertilità e si ritrova così senza più uno scopo. Sempre spinta dalla ricerca d’amore, tenta di ricucire il suo rapporto con Istredd[5], ma questi la respinge. Nel momento in cui pare destinata a restare sola, le viene offerta la possibilità di insegnare ad Aretuza. Lei accetta, più per mancanza di alternative, e ritorna nel luogo dove la sua storia ha avuto inizio. La sua decisione di tornare implica che anche lei, come Geralt, si è rassegnata al proprio destino, almeno per il momento. Il suo ritorno ad Aretuza rappresenta un suo reintegro nella società, ma fatto controvoglia, poiché deriva dalla rinuncia al desiderio di cambiare la propria condizione. Questo reintegro malgradito è anche simboleggiato dal suo rapporto con Tissaia, il quale resta assai conflittuale.

Proprio nel penultimo episodio, Prima di una sconfitta, quando le avventure di Yennefer paiono essere terminate, interviene un nuovo Richiamo all’Avventura: la guerra contro Nilfgaard, lo stesso Evento Scatenante che darà inizio al viaggio di Ciri. La Confraternita dei maghi decide di non intervenire, allora Tissaia, insieme ad alcuni maghi, prende la decisione di scendere in battaglia autonomamente contro Nilfgaard e chiede il sostegno anche di Yennefer. Di nuovo, la maga accetta controvoglia, più per fare un favore alla sua ex Mentore.

   L’ultimo episodio, Qualcosa di più, vede il coronamento del viaggio. Yennefer combatte insieme agli altri maghi contro Nilfgaard per salvare il Continente. Stavolta il suo scopo non è puramente egoistico, ma grandemente nobile, poiché significa proteggere milioni di persone da un invasore. Nel momento più disperato della battaglia ella assorbe il fuoco che sta consumando la fortezza e lo scaraventa tutto sull’esercito nilfgaardiano, devastandolo e procurando così la vittoria ai Regni del Nord. È la sua metamorfosi finale: con tale gesto ella sprigiona completamente il proprio Caos, diventando Caos essa stessa.

Si realizza pienamente la sua trasformazione interiore: la timida ragazza comparsa nel secondo episodio, che riteneva la vita senza valore, è del tutto scomparsa, sostituita da una donna coraggiosa, su cui altre persone possono fare affidamento. Così facendo ottiene quell’eredità da lasciare che non è riuscita a trovare in un figlio. Il Continente stesso, con tutti i suoi abitanti salvati, diventa la sua  , per la quale lei è disposta a sacrificarsi. Al termine di Qualcosa di più, il fato di Yennefer viene lasciato incerto; non si sa se sia sopravvissuta o meno al suo stesso incantesimo. Ancora una volta la metamorfosi, che le serve per evolvere, ha rischiato di distruggerla. Spetterà alla stagione successiva dare risposte in merito alla sua sorte.

Considerando i fatti sopra citati, Yennefer può essere considerata l’Eroe principale della serie di Netflix, anche maggiormente rispetto a Geralt e Ciri. Poiché se, come è indicato da Vogler, può essere considerato il personaggio principale «Quello che impara e cresce di più nel corso della storia»[6], ella è il personaggio che passa attraverso la trasformazione più profonda e radicale. Da ragazza timida senza autostima arriva a diventare il proprio ideale di donna più potente del mondo. Yennefer, anche se non ha ottenuto (per il momento) esattamente ciò che voleva, ha comunque trionfato nel portare a termine il suo viaggio, superando tutti gli ostacoli che l’avrebbero vista fallire: i suoi traumi di gioventù, i suoi problemi di autostima e fiducia, le sue difficoltà di apprendimento, come anche la devastante perdita della fertilità. Ha superato ogni prova e alla fine della stagione è diventata una vera eroina. La salvatrice dell’intero Continente[7].

[1] C. VOGLER, Il viaggio dell’eroe, cit., p. 54

[2] Ivi, p. 57

[3] https://gamerant.com/triss-merigold-netflix-video-game-differences/

[4] https://www.thegamer.com/the-witcher-5-reasons-geralt-yens-relationship-is-better-in-the-games-5-its-better-in-the-show/

[5] Nella serie televisiva, i due grandi amori di Yennefer, Geralt e Istredd, non si incontrano mai, quando invece nei libri i due vivono un rapporto di fortissima rivalità, tanto da decidere di affrontarsi in duello per stabilire chi avrà il diritto di stare con Yennefer. La tragedia viene scongiurata proprio dalla maga, che, per salvarli, rinuncia a entrambi. Vedi Una scheggia di ghiaccio, in La spada del destino, cit. p. 103

[6] C. VOGLER, Il viaggio dell’eroe, cit., p. 44

[7] https://screenrant.com/witcher-show-yennefer-true-hero/

Sottolinea meglio nel resto dell’articolo il tema dell’eredità